Dopo anni di regate ero sicuro di sapere tutte le ragioni per cui tu, armatore, dovresti solo essere felice di portare in barca con te i cosiddetti professionisti. Pensavo anche di conoscere tutti i motivi che hai per ringraziare quelli che ci vengono, nonostante sia tu a chiamarli.

Da quando qualcuno ti ha detto: «se vogliamo vincere, a bordo serve un professionista» (in genere il Lucignolo di turno è il velaio) e tu l’hai preso in parola, lo sai meglio di me che almeno una volta per regata tutti quelli chiamati a fare parte del tuo equipaggio hanno pensato: «Ma come si fa ad andare in barca in questa maniera?!». Ovviamente la maniera cui facevano riferimento era la tua. D’altra parte non si può pretendere troppo da te. Hai iniziato ad andare a vela da grande e solo sui cabinati, come puoi pensare di saper regatare nello stesso modo di chi ha tenuto il culo sulla vetroresina, lo stick in una mano e la scotta nell’altra per 30 degli ultimi 35 anni? Per cui faresti anche bene a farti passare questa mania di timonare.

 

Su cento rappresentanti della tua categoria, 60 non hanno bene idea di quello che stanno facendo con quella ruota in mano e come devono comportarsi con tutte quelle vele, i filetti da tenere d’occhio, la velocità da controllare, i «sali!», gli «scendi!», gli «ho pressione», i «non poggiare in bonaccia!», e la classica accoppiata gridata dal prodiere seduto in falchetta: «raffica!… onda!»; 20 se la cavano (qualcuno è anche bravo, diciamolo) e i rimanenti 20 non hanno ancora ben capito che controvento una barca a vela non cammina e da qui trai tu le conclusioni su come possano fare il resto. Armatore fa’ come i buoni armatori di una volta (nella foto, Sir Thomas Lipton al timone di uno dei suoi Shamrock, probabilmente in secca, come si nota dai ponteggi a sinistra e dalle barche ormeggiate più in basso): fatti la barca, ma lasciaci andare chi sa andare, tu guarda le regate da un’altra barca o se proprio vuoi venire a bordo, cerca di dare il meno fastidio possibile.

 

Confesso, l’ho pensato anche io a bordo di molte delle barche su cui sono stato (nota di servizio: caro armatore che mi hai avuto con te fatti delle domande e rispondi in coscienza in quale percentuale sei). Ecco, devo dire di aver sbagliato tutto! Non sul giudizio velico, quello, rimane, ma non è questo il punto. Ho capito di essere stato ingiusto e superficiale dopo solo una regata vissuta vestendo i panni armatoriali, organizzando e gestendo la 151 Miglia per il #regateamodonostro. Con tutti gli sbattimenti del caso, fatto salva la disponibilità del QQ7, gentilmente affidatoci dai legittimi armatori. Ecco, confesso di aver sbagliato tutto nel non considerare l’impegno che ci metti tu, armatore, per arrivare a fare una regata. 

 

Andiamo per ordine: compri la barca, spesso la fai ottimizzare da un progettista se non è direttamente un prototipo, la armi da regata, la fai stazzare, le trovi un posto barca, la riempi di materiale di consumo, la assicuri e ti paghi alaggi e vari. E tutto questo solo per averla ferma a un gavitello. Poi pensi alle vele, con le misure da comunicare o da fare verificare, le telefonate in veleria, i conti da incrociare sui diversi preventivi, le prove in mare ecc. Poi è il turno di organizzare il calendario agonistico: la scelta delle regate, la convocazione dell’equipaggio, il suo vitto e il suo alloggio e i suoi trasferimenti, poi i trasferimenti della barca, prima e dopo ogni regata, la cambusa, l’abbigliamento, eventuali riparazioni e materiale di rispetto…

 

E poi il rimessaggio, l’invernaggio, l’eventuale vendita per comprare un nuovo prototipo o monotipo o un go kart (se finalmente hai capito che la vela non è il tuo sport). E tutto questo a spese tue. Di tempo e di denaro. Tutto sulle tue spalle. È vero, gli armatori più facoltosi hanno qualcuno che si occupa di tutto questo, ma il risparmio di tempo dedicato alla barca che non naviga lo paghi ugualmente  stipendiando chi si occupa di tutte queste cose. E allora, e ora mi rivolgo ai velisti, vi sembra ancora così strano, inconcepibile o vergognoso che quando si mollano le cime da terra sia l’armatore a voler stare al timone? Io, intanto, ti dico comunque grazie (sì, però poggia un filo…)

 

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