Ogni anno, un’enorme quantità di rifiuti plastici finisce nei nostri mari (come già avevamo visto in questo video). Le correnti oceaniche nel loro percorso formano dei giganti mulinelli, chiamai Vortex, in cui la plastica si ammassa. Due nell’Oceano Pacifico, due nell’Atlantico e uno nell’Oceano Indiano.

Studi recenti hanno stimato che solo il vortice del nord Pacifico ha generato un’isola formata da almeno 15mila tonnellate di plastica. La maggior partre dei detriti rimane nel vortice, ma ogni giorno un’importante percentuale arriva sulle coste e riprende a vagare nel mare.

A causa dei raggi ultravioletti che fotodegradano i pezzi di plastica e all’azione delle onde i rifiuti si riducono in pezzetti che i pesci e gli uccelli marini scambiano per cibo.

Sebbene sia difficile stabilire il reale impatto di questo tipo di inquinamento, uno studio del Wspa (World Society for the Protection of Animal) risalente al 2012 indica che ogni anno, tra le 57 e le 135mila balene rimangono intrappolate da rifiuti plastici. Questo in aggiunta all’inestimabile quantità -ma si ipotizza siano milioni- di uccelli, tartarughe, pesci e altre specie vittime dell’inquinamento da plastica.

C’è un particolare di cui tener conto: secondo quanto recentemente verificato, la plastica ingerita danneggia gli organi interni dei pesci oltre a rilasciare sostanze velenose nei tessuti degli animali e questo ricade immediatamente nella questione della sicurezza di quello che mangiamo. Se non vogliamo farlo per i pesci, facciamolo almeno per noi: che il prossimo dentice che mangiate sappia solo di dentice e non sia aromatizzato agli ftalati, dipende anche da noi.

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