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Nokanhui - Ile des Pins © M. Dosdane / NCTPS

A metà pomeriggio se ne vanno nella foresta ad ascoltare il canto degli uccelli come il Golia, il più grande e colorato piccione del mondo. Un rito antico, un momento di contemplazione irrinunciabile per i Kanak che vivono nella trafficata capitale Noumea, ma anche nei villaggi sperduti nelle solitudini di questa terra incastonata tra la Nuova Zelanda e l’Australia. Una Polinesia di cinquanta anni fa secondo la National Geographic Society, sfuggita alle multinazionali del turismo, senza i resort a palafitte conficcati nella barriera di coralli e gli honeymoon degli immancabili giapponesi.

Le Caillou, il Sasso come lo chiamano gli indigeni organizzati ancora in tribù, tra leggende e antiche credenze, è un Jurassic Park racchiuso tra colline, cascate maestose da cui si alzano arcobaleni di acqua vaporizzata, l’immensa laguna color smeraldo, la più bella del pianeta, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, 23 mila Kmq e la barriera corallina di 1.800 Km (la seconda più lunga del mondo). Ma soprattutto un paradiso di biodiversità, un’Arca di Noé con più di 3000 specie endemiche, secondo solo all’Amazonia. Le spiagge hanno il colore del latte, le piroghe si sfidano in spettacolari regate nell’oceano.

Il paese dei balocchi dei velisti

Ormeggiate nel porto della capitale le barche corrose dalla salsedine di skipper vagabondi, Ulisse del Terzo Millennio, che fanno tappa dopo anni di navigazione nel Pacifico. Come Henry e Marianne Pichon, bretoni, che con il figlio di 5 anni Olivier e il cane labrador Guillaume, sono approdati a Noumea in una tappa tra le isole dell’Eden. «Un coup de foudre, ma soprattutto un cambiamento di vita», dicono. E navigano nella laguna sud, il paese dei balocchi dei velisti secondo Marco Iazzetta, tecnico federale della squadra olimpica italiana di vela, incantato dalle centinaia di atolli deserti, l’acqua piatta e i 25 nodi di vento. Ma anche dal modo di vivere il mare, easy, familiare come un vecchio amico. Il suo luogo del cuore? L’atollo di Nokanhui, una striscia di sabbia bianco smagliante, al largo dell’Ile des Pins.

Da questa icona nel cuore del mar dei Coralli a cavallo del Tropico del Capricorno dove si atterra in una ventina di minuti di volo da Noumea, può cominciare la scoperta di questo continente in miniatura. L’avamposto è l’Hotel Meridien Ile des Pins che organizza escursioni in laguna a bordo di barche attrezzate per snorkeling e immersioni sul fondale di dieci metri, un acquario tropicale popolato di pesci luna e gorgonie rosse. Il must sono le isolette di Nokanhui e Brousse dove si banchetta sotto gli alberi gustando le saporite aragoste. A pochi minuti dall’hotel, tra bananeti, orchidee, sorgenti si nasconde la piscina naturale della baie d’Oro, specchio di mare turchese racchiuso in un triangolo di sabbia bianchissima. A Kanunera può capitare di nuotare con i delfini, a Kuto, o nella scenografica baia di Upi con l’acqua trasparente.

Il cuore Kanak

È un sogno azzurro anche Ouvea, la più a nord delle isole Loyauté, con i 25 chilometri della spiaggia di Fayaoué bianco smagliante. Più di cinquemila specie marine popolano la Grande Laguna Sud, dove si riproducono le balene e il leggendario apneista Pierre Gouma cattura aragoste e insegue dugonghi. Nessuna antiestetica costruzione disturba il paesaggio, quintessenza dei Mari del Sud, tra le spettacolari falesie di Lékine e la spiaggia di Mouli, fotografata come una modella di Vogue. Batte a oriente di Grande Terre il cuore Kanak, oltre l’ardita strada Rnp2 che cala fra palme del viaggiatore, flamboyant e felci giganti sui villaggi e tra i picchi carsici che ricordano Moorea, a Poindimié. Il profilo stravagante della Poule Pondeuse, una grande roccia che sembra una chioccia appare all’improvviso lungo la strada per Henghiène, tra sfilate di macadamia, manghi e papaye. Selvaggia la Baie des Tortues dove depongono le uova le tartarughe con la possente scogliera della Roche Percée e il Bonhomme, alto monolito scolpito dalle onde.

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Brousse, Côte Ouest © Ethnotrack / NCTPS

Lungo il reef attorno a Poindimié, negli spot come Tibarama, Val d’Isère, Monte Cristo, l’Arche, seguendo i sub dell’Aqualagoon ci si immerge lungo pareti ripide, tra archi, canyon tappezzati da splendide gorgonie variopinte. Per incontri ravvicinati con cavallucci marini pigmeo, pesci ago fantasma, mante, squali grigi e martello. In mezzo al nulla, nella baia Port Boisé, ci si rifugia nel fascinoso Kanua Tera Ecolodge con i bungalow in riva al mare ispirati a un villaggio tradizionale dove si pranza sotto il possente banyan tree, prima di cimentarsi con una scampagnata nella riserva naturale Cap N’Doa. Per ascoltare gli uccelli come i Kanak.

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