Baja California

Sono sopravvissuti alle facce trionfanti e abbronzate dei vicini di casa di ritorno dalle vacanze di Natale ai Tropici, assaporando il momento della rivincita. Per i nuovi nomadi oculati, ma ben decisi a non farsi lasciare a terra dalla crisi, il bello comincia da metà gennaio quando si parte per ozi sibaritici sulle spiagge esotiche a prezzi quasi stracciati grazie alle offerte dei tour operator e alle tariffe ridotte dei voli.

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Vacanze fuori stagione – Foto shutterstock.com

La vacanza fuori stagione è sempre più una tendenza. Soprattutto oggi, la parola d’ordine è elasticità dicono all’Isnart, Istituto ricerche turistiche italiane, “cheap è chic” sostiene la variegata tribù di irriducibili viaggiatori che prima di partire consulta attentamente clima e calendari evitando per esempio la settimana in cui una destinazione è presa d’assalto per una festività come il Nyepi Day, il capodanno balinese, e quindi costa molto di più e scoprendo che ai Caraibi dopo metà aprile, quando il clima è ancora clemente, i prezzi si dimezzano.

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Marrakesh, Marocco – Foto shutterstock.com

Il Marocco

Il luogo più economico e comodo per sfuggire al gelo invernale, senza affrontare voli oceanici è il deserto del Marocco. Il vento caldo che scuote la Palmeraie, a Marrakech, annuncia il mare di sabbia lungo il confine dell’Algeria. Inizia dalla città rossa la discesa verso il Sahara, la distesa a perdita d’occhio delle dune color rame e alluminio, i tramonti come fuochi d’artificio, le molte vite del grande nulla. Un paesaggio da film. Tanto che qui ne sono stati girati a decine, come Lawrence d’Arabia, Il tè nel deserto e Il Gladiatore.

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Le dune Chigaga, Marocco – Foto shutterstock.com

A bordo di rassicuranti jeep si raggiungono campi tendati di lusso o hotel ricavati nelle antiche kasbah in terra e pietra. Si tocca Zagora, “la stanca città carovaniera, la Timbuctù mentale simbolo del chissà dove” (Così la descrive Bruce Chatwin in Anatomia dell’irrequietezza), si ammirano le dune di Chigaga, le più selvagge del Marocco, alte fino a 300 metri. Magnifiche montagne nascondono le Gole del Dadés. Si attraversa la valle della Draa, 180 chilometri ombreggiati da due milioni di palme, avamposto del Grande Erg. All’orizzonte l’immancabile Tuareg.

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Cabo San Lucas, Los Cabos, Baja California, Messico – Foto shutterstock.com

La Baja California

In Bassa California, lungo la costa messicana affacciata sul Pacifico, l’appuntamento è tra gennaio e aprile nelle acque tiepide della Baja California, uno degli ultimi santuari naturali del pianeta. Migliaia di balene grigie nuotano anche per diecimila chilometri dal mare di Bering per accoppiarsi e allevare i piccoli nella scenografica laguna di san Ignacio. Talmente mansuete che si avvicinano alle barche per farsi accarezzare. Ma gli affascinanti cetacei non sono l’unica attrazione di questa penisola solitaria e selvaggia affacciata sul Mare di Cortès. San Ignacio è anche l’avamposto per scorazzare tra missioni settecentesche, villaggi di pescatori e  cactus da Guinness a forma di candelabro in mezzo al deserto. A Loreto tappa al ristorante El Nido per una grande bouffe di mariscos, a Santa Rosalia si scopre la chiesa di Santa Barbara costruita da Gustave Eiffel, a San José del Cabo ci si può fermare a Casa Natalia, boutique hotel in stile coloniale. L’acqua turchese lambisce la sabbia bianca all’isola di Espiritu sanctu, location imperdibile per il più romantico dei picnic.

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Guardalavaca, Holguin, Cuba – Foto shutterstock.com

Cuba

Cuba è off limits a luglio e agosto. Temperature torride, voli a prezzi stellari. Ma se si parte adesso, si spende anche il 40 per cento in meno, godendosi spiagge semivuote come Guardalavaca, nella provincia di Holguin. Una lingua di sabbia fine come il borotalco lunga chilometri, orlata da grandi alberi di uva caleta che sfiorano le acque turchesi, la barriera a 300 metri. La più bella è a Playa Pesquero, a ovest, protetta dalla Sierra Maestra. Si affaccia qui il resort dallo stesso nome, un all inclusive inspiegabilmente non nazional popolare, con ristoranti dove si serve un’ottima cucina. Perfetto per snorkeling e immersioni a Boca de las Esponjas, El Salto, El Cañón de los Aguajíes.

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Tempio di Pura Ulun Danu Bratan, Bali, Indonesia – Foto shutterstock.com

Bali

Se il vulcano Agung che sta eruttando nuvole di cenere  si placa, ci si può concedere una  vacanza a Bali. Manager, designer e sognatori trovano qui il loro Nirvana, anche se per pochi giorni. Per scoprire l’isola degli anni Settanta, buen retiro di hippies e surfisti, bisogna abbandonare Kuta Beach colonizzata dal turismo di massa. E ricaricare le pile a Ubud, il villaggio degli artisti nel cuore dell’isola affacciato sulla distesa verde delle risaie a perdita d’occhio o sulla spiaggia di Jimbaran tra i pescatori che rientrano sulle jukung, le canoe a bilanciere.

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Ubud, Bali, Indonesia – Foto shutterstock.com

La sera appuntamento a Casa Luna, imperdibile luogo di ristoro, specializzato in grigliate di granchi, aragosta, gamberi, calamari fritti. È un’oasi di buongusto Balam Bali Villa che organizza escursioni ai templi come il leggendario Tanah Lot a picco sul mare a cui si arriva solo con la bassa marea. Qui non ci sono le sculture di dèi e demoni in paras, la roccia vulcanica grigia, ricoperte di  muschio che popolano gli altri luoghi sacri. Il must è la location affacciata sul tramonto più spettacolare dell’isola.  

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