«Dici sul serio? Partiamo per le cascate dell’Iguazù il 28 dicembre?! Ma tu lo sai che il 28 dicembre è il giorno dei Santi Innocenti: in Argentina è come il  vostro primo aprile? Dimmi che mi stai facendo uno scherzo!».

 

Il mio amico dall’altra parte della linea non capiva come mai non fossi così entusiasta della sua idea, secondo lui meravigliosa, di fare il capodanno in una delle sette meraviglie naturali del mondo, dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco per ben due volte, luogo indimenticabile tra Argentina e Brasile. Saremmo andati in uno dei posti turistici più gettonati al mondo, nel periodo, per i miei gusti, peggiore: come andare a Rimini ad agosto.

 

Avevamo poco tempo per organizzare il viaggio da soli, quindi ho fatto quello che non avrei mai voluto fare, cedere a un tour organizzato “dalla mattina alla sera, dall’inizio alla fine”. Inoltre sarei tornata là dopo vent’anni ed ero già convinta che avrei visto con il mio occhio critico ecologista, ambientalista, anti turismo di massa tante cose che sapevo di non aver voglia di vedere. Florencia dell’agenzia Beltempo ascolta il mio discorso stile Lisa Simpson e cerca di adeguarsi il più possibile alle mie esigenze, anche se è un’impresa difficile perché ormai è tutto talmente strutturato che è come se uno volesse andare a Disneyland con un viaggio fai da te.

 

Insomma, ve lo dico subito: se volete andare alle Cascate dell’Iguazù da soli senza mischiarvi troppo alla massa di gente che scende da decine di pullman, dovrete sborsare un sacco di soldi per andare in macchina con l’autista in orari dove non ci va nessuno. Sennò fate come me, portatevi oltre al cappellino per proteggervi dal sole tropicale e l’antizanzare (proporrei uno naturale alla citronella o alla lavanda) anche dei paraocchi, così potrete godervi la vista delle cascate in santa pace e tutto il circo attorno potrete far finta che non esista.

 

Cercate di astrarvi da ciò che vi circonda e sintonizzate il vostro udito al solo rumore delle cascate e degli uccelli (non ascoltate il vociare dei turisti, il rumore degli elicotteri, le urla isteriche dei fotografi), lasciatevi bagnare dal vapore umido e caldo dell’acqua della Gola del diavolo (non comprate gli impermeabili bianchi di plastica che cercano di vendervi a tutti i costi e che la gente poi butta in giro), guardate la meraviglia che vi offre la natura con gli occhi di Alvar Nuñez de Vaca, il primo europeo a vederle nel 1542 (non usate la vostra macchina fotografica o videocamera). Insomma, se riuscite a vincere gli spintoni, le gomitate e le code, secondo me avrete un bel ricordo di questo viaggio.

 

Di ritorno all’aeroporto chiedo al tassista con aria ingenua e speranzosa se c’è per caso un periodo nell’anno dove non ci sia molta affluenza turistica. La risposta è: «mai!» e chiaramente lui è molto felice di questa cosa.

 

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