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È la Montmartre di Barcellona, il barrio fashion terra di conquista dei cool hunters, i cacciatori di tendenze e di nomadi internazionali, palcoscenico di artisti che hanno aperto gallerie e atelier.

Il  Born, incastonato tra il Barrio gotico, le mura romane che proteggevano la città e il Parc de la Ciutadela, nel Medioevo era il quartiere della caccia alle streghe, ma anche dei tornei, a cui deve il nome. Un labirinto di stradine di ciottoli, piazzette romantiche dove vecchie botteghe artigiane convivono con audaci spazi di design, ristoranti e tapas bar, spettacoli di giocolieri. Le fascinose case sono prese di mira dagli Yuccie, gli Young urban creative che stanno scalzando gli hipster. Una piccola tribù all’interno dei Millennials, ovvero la generazione nata dopo gli anni Ottanta che per nulla al mondo sceglierebbe un lavoro dipendente. Sceneggiatori, registi, poeti, che preferiscono lanciare idee, iniziative, startup, da mettere a punto a un tavolino di un caffè modaiolo.

barceloneta

Le stradine pedonali del Born

Sono un omaggio agli antichi mestieri i nomi delle stradine del Born come dels Sombrerers (i cappellai) dels Mirallers (tagliavetro) o dels Argenters (gli argentieri), in gran parte pedonali, dove si scoprono dimore patrizie, balconi in ferro battuto, alcune decorate con le carasse, mascheroni che rappresentano volti di donna scolpiti: un segnale che indicava la presenza di uno dei tanti postriboli frequentati dai marinai.

Attraversa il quartiere la storica strada Carrer de Montcada, un tempo la più esclusiva della città, monumento nazionale, una sfilata di palazzi del 1300. Come Palau dels Cervello che ospita la prestigiosa Fondazione Maeght. Dalla prima grande mostra di Mirò allestita nella casa madre francese nel 1948, qui hanno esposto quasi tutti gli artisti spagnoli di rilievo, un nome per tutti Tapiès. Le opere di Picasso, invece, più di 3500, sono raccolte nel museo a lui dedicato nel magnifico Palau Berenguer d’Aguilar, a pochi metri.

Mercato

Il mercato di frutta e verdura di Santa Caterina

Ma tutto il quartiere riserva sorprese. Il tetto a onde in mosaici colorati che ricorda una cascata di frutta e verdura, sorretto da sottili ramificazioni simili a  alberi, annuncia il Mercato di Santa Caterina, una piccola meraviglia costruita nell’Ottocento sopra le rovine di  un monastero quattrocentesco che si possono ammirare attraverso un pavimento di vetro. All’interno, lo scenografico ristorante Cuines Santa Caterina, legno, pietra, piante, una parete di scaffali da cui il personale prende direttamente gli ingredienti per cucinare.

El Xampanyet è una delle soste preferite dai barcellonesi per tapear, andar per tapas, un locale squisitamente catalano, le piastrelle variopinte, i barili appesi accanto a  apribottiglie di nuova generazione. Da non perdere le acciughe con una salsa segreta accompagnate da Vermut locale. Mentre Casa Lolea, tavoli di legno, piatti di ceramica bianchi e rossi, bottiglie a pois, è un appuntamento imperdibile per la sangria, servita in quattro versioni, due rosse e due bianche, aromatizzate agli agrumi, alla vaniglia.

Born

Casa Lolea, Born, Barcellona

Altra sosta gourmande è La Paradeta dove si ha l’impressione di entrare in pescheria più che in un ristorante. All’ingresso, su un bancone, è in bella mostra il pescato del giorno che ognuno può scegliere e farsi cucinare, alla griglia (all’andalusa dicono qui) o alla marinara insaporito con spezie. Quando è pronto si accende un segnale luminoso. Ma il luogo più struggente è la chiesa di Santa Maria del Mar, grandiosa, il miglior esempio di gotico catalano, la più bella del mondo secondo il poeta Pablo Neruda, in pietra chiara, imponente, quasi soffocata dalle case del Barrio Gotico. Era il tempio dei mercanti e degli armatori, ma anche dei marinai che invocavano la benedizione dalla Vergine protettrice prima di andar per mare, sfidando venti e tempeste.

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