Arrivavano su battelli sgangherati, nelle notti interrotte da lente melodie e racconti intrisi di rum, il “Kill Devil“, l’ammazzadiavolo. Ed erano tanti, troppi gli schiavi in rivolta, i coltivatori di caffè, i coloni francesi in fuga che attraversavano il Paso de Los Vientos, il tratto di mare tra Cuba e Haiti.

Ma dalla più africana delle Antille portavano nel cuore le gingerbread, le dimore coloniali con i balconi in ferro battuto che piacevano a Graham Greene e i balli sensuali come i fremiti delle palme sotto il vento. Qui, nella stretta pianura incalzata dai monti ad anfiteatro incontrarono Baracoa, la prima capitale dell’isola costruita dagli spagnoli nel 1500.

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Playa Maguana, spiaggia vicino a Baracoa, Cuba – Foto shutterstock.com

Una città fantasma, quasi inaccessibile, viva soltanto per la filibusta e i galeoni gonfi d’oro. Ma anche un trionfo di casette in legno, grandi finestre, portali intarsiati, colonne, intatta come un cult movie di cui non bisogna perdersi neppure un istante: un fiore di pietra umido, maturo come un quadro di Manuel Mendive, il pittore che vive e lavora a Cuba sotto la luce intensa del Tropico, circondato da una vegetazione di animali, pesci, amici. L’Avana, le folle di Varadero o di Cayo Largo sono lontane mille miglia. A oriente Cuba si chiude in un silenzio quasi religioso: i paesaggi ricordano i quadri del doganiere Rousseau, i cieli sono azzurri come sonate di Mozart.

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Spiaggia a Guardalavaca, Cuba – Foto shutterstock.com

Chi si avventura da Mayari, nell’entroterra della Bahia de Nipe, penetra in un oceano di palme altissime, attraversa ponti sui fiumi come il Toa o lo Yumuri che ha scavato lo spettacolare canyon, piantagioni di banani, cacao, noci di cocco che si affumicano nei bohios, i villaggi dei campesinhos. Profuma di cocco anche il dolce simbolo di Baracoa, il cucurucho, cocco grattato, frutta varia, zucchero e miele che si serve modellato a cono in foglie di mais.

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Piccolo fiume nella meravigliosa Playa Maguana, Cuba – Foto shutterstock.com

Nella città sospesa in un eterno Seicento, bisogna arrivare al tramonto e godersela dall’alto del castello de Seboruco, che è diventato il miglior albergo: da un lato si vede la baia dove dondolano le barche, dall’altra il cuore antico della città che parte dalla vecchia piazza Parque Independencia. Una babele di visi neri, bianchi, caffelatte, ricordo dell’antica colonizzazione ozia nei locali dai colori pastello, balla al ritmo di el Negon e di el Quiribà tramandati da generazioni, tesse le stoffe in vendita ai mercatini.

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Una tipica casa di contadini cubani – Foto shutterstock.com

Merita una visita la Iglesia Nuestra Señora de l’Asuncíon, della metà del ‘600: conserva la “Cruz de Parra”, una croce di legno, I’unico oggetto arrivato ai giorni nostri dello sbarco di Cristoforo Colombo a Cuba, ridotto ai minimi termini per ricavarne souvenir: un pezzetto l’ha preso il dittatore Batista. Il mare si conquista risalendo a nord dopo Moa: Guardalavaca, una lingua di sabbia fine come il borotalco di 700 metri, orlata da grandi alberi di uva caleta, è la preferita dai cubani. Al largo, la barriera corallina si estende per decine di chilometri fino a Cayo Bairay. Ma romantici e solitari scendono a sud di Baracoa, fino al deserto, tra cactus, piscine naturali scavate dal mare. Alla fine della strada, Capo Maisí, I’ultima “Cuba Libre”.

 

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