La maggior parte delle idee fondamentali della scienza sono essenzialmente semplici, e possono, come una regola, essere espresse in un linguaggio comprensibile a tutti’. Questa frase di Albert Einstein fu la molla che fece scattare all’astronoma Patricia Juarez, un’idea bizzarra: l’astroturismo, un modo per spiegare a noi comuni mortali l’astronomia. 

 

Patricia racconta di stelle sulla coperta del traghetto che scivola sul Rio de la Plata, il fiume più largo del mondo. Nel viaggio di ritorno da Colonia in Uruguay verso Buenos Aires, il Buquebus regala ai suoi passeggeri l’astro tour. Patricia, o qualcuno della sua squadra, prima dell’inizio del tramonto chiama con l’altoparlante i passeggeri che vogliono partecipare al tour delle stelle e dei pianeti. Si va fuori e mentre il traghetto naviga verso il capoluogo argentino guardiamo estasiati il sole tramontare sull’acqua e poi, con il naso all’insù, guardiamo le prime stelle accendersi nel cielo. Patricia ci dice che in nottate molto limpide, in mezzo al fiume come siamo in quel momento, si riesce a vedere anche la via lattea.

 

Una volta gli aborigeni, i contadini, i marinai guardavano in cielo per orientarsi. Secondo le fasi della luna sapevano se era un momento propizio per coltivare oppure inseguivano semplicemente con lo sguardo la scia di una stella fugace e inventavano storie. L’astronomo di turno con una lanterna laser ci segnala ogni stella o pianeta che vediamo e ci dice il nome della costellazione, ci racconta di miti e leggende. E non solo. I Re Magi inseguendo la stella di Betlemme arrivarono a Gesù. Il Vangelo secondo Matteo sarebbe confermato da una teoria astronomica: la stella cometa, per alcuni un angelo o una stella guida, in realtà era proprio una cometa.

 

La croce del Sud si vede solo nell’emisfero sud. Se si traccia una linea retta dalla punta della croce verso terra si trova il sud e gli altri punti cardinali. Era chiamata dagli indigeni “impronta di ñandù”: le quattro stelle che la formavano somigliavano alla zampa di questo struzzo della Patagonia.

 

Siamo tutti zitti, si sente soltanto il rumore del traghetto nell’acqua piatta, la curiosità e l’interesse di tutti noi è, come dire… alle stelle! E loro ci regalano uno spettacolo meraviglioso. Anche se non siamo riusciti a vedere nessuna stella cadente, abbiamo visto Sirio, la più luminosa di tutte, il pianeta Giove, Orione e la sua cintura, chiamata nell’emisfero sud, le tre Marie; le Pleiadi, ne abbiamo contate 8, in città a volte si riescono a intravedere non più di cinque, se si è fortunati. I quechua, i nativi della nostra zona, chiamavano le Pleiadi “collca” che vuol dire magazzino, perché per loro queste stelle che in cielo buio si riescono a vedere anche dodici, simboleggiavano l’abbondanza. Lo spettacolo vale la pena e l’idea dell’astroturismo è molto bella!

 

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