Trapianto Federico Cuciuc e Oris D'Ubaldo

«Un trapianto non è per la vita, sai che hai il tempo contato. Possono essere tre, cinque, dieci, per chi è più fortunato 30 o 40 anni, ma sai che a un certo punto il pezzo… scade. Nel frattempo però, torni a fare quello che facevi prima. Torni a vivere in tutta libertà. Certo, con molta più attenzione, consapevolezza di te stesso e con qualche imposizione in più, ma smetti di considerarti un’appendice della terapia e ti riprendi in mano la tua vita». A parlare così è Oris Martino D’Ubaldo, architetto navale e fondatore dello studio Skyron Lab, appassionato velista, regatante e spesso anche firma tecnica di Sailing & Travel quando si parla di monoscafi da oceano, Mini 650 e Open 60.

Trapianto Oris Martino D'Ubaldo timone Mini

Oris Martino D’Ubaldo al timone di un Mini 650.

Un trapianto non è per sempre, ma…

Nel 2011 Oris, durante una Middle Sea Race scopre di avere qualcosa che non va ed è qualcosa di serio. «Era tutta l’estate che mi sentivo stanco, avevo spesso crampi, le gambe pesanti, ma pensavo che fossero solamente le conseguenze di un’intensa attività lavorativa: lavoravo nella nostra scuola di vela all’Argentario e la sera lavoravo nel neo nato locale. Durante la regata, però la situazione si è aggravata, non riuscivo a mangiare senza vomitare, la sensazione di spossatezza e i crampi erano diventati insopportabili. Al ritorno a terra sono andato all’ospedale e lì ho scoperto che cosa avevo: i miei reni funzionavano solo al cinque percento. La causa è ancora ignota, ma l’effetto era ben evidente». Così per l’architetto navale comincia la trafila della dialisi: tre anni di terapie continue e limitanti, fine delle attività sportive e forte riduzione degli entusiasmi: «Non sei attivo, in dialisi ti senti anzi totalmente passivo, non hai aggressività né impegno, l’unico impegno gravoso è curarsi». Finché, nel 2014, c’è la decisione di effettuare il trapianto. «Non essendoci un donatore compatibile mio padre decide di donarmi un rene. L’intervento avviene a Siena, il mio è stato il primo trapianto contro gruppo in questo centro: donatore e ricevente hanno gruppi sanguigni differenti». Tutto procede per il meglio, il decorso post operatorio e le terapie antirigetto funzionano e dopo un anno Oris riprende a lavorare attivamente come architetto navale e tra le opere più recenti c’è l’ottimizzazione del Mini 650 Onelinesim di Alberto Bona. Manca però la parte più attiva. «Pensavo di non potere più dedicarmi alla vela da velista. Pensavo che da dializzato mi fosse preclusa la vita attiva, finché con il parere dei medici che mi hanno seguito dopo il trapianto e grazie all’aiuto di Aned, l’associazione nazionale emodializzati e trapiantati ho deciso che potevo tornare in barca a vela. Anzi, potevo fare anche qualcosa di più. Potevo portarci altri dializzati e trapiantati e potevo aiutare ad informare le persone sulle possibilità dei trapianti».

Trapianto Tripp 36 Una vela per la Vita

Il Tripp 36 Una vela per la Vita.

Una Vela per la Vita, le regate

Nasce così Una vela per la Vita, avventura di Oris Martino D’Ubaldo e Federico Cuciuc che a bordo del Tripp 36 che porta il nome dell’iniziativa affronteranno il calendario del Campionato italiano di vela offshore: sette regate di altura con percorsi da 150 a 600 miglia cui parteciperanno nella formula X2, vale a dire in coppia, con una classifica separata dalle imbarcazioni che partecipano in equipaggio. Il primo appuntamento è alla Roma per 2, ad aprile, per poi proseguire con altre classiche dell’altura mediterranea, compresa la 151 Miglia, neo inserita nel calendario Offshore, fino alla Rolex Middle Sea Race, probabilmente la più tosta del pacchetto soprattutto per le condizioni meteo che si possono incontrare circumnavigando la Sicilia partendo da Malta a ottobre.

Una vela per la Vita Trapianto 2016

I percorsi delle sette regate in programma nel calendario di Una vela per la Vita: ROMA X 2 (rotta viola), aprile; LUNGA BOLINA (rotta porpora), aprile; TRE GOLFI (rotta verde Napoli-Capri), maggio; 151 MIGLIA (rotta verde Livorno Punta Ala), giugno; GIRAGLIA ROLEX CUP (rotta celeste scuro), giugno; PALERMO-MONTECARLO (rotta celeste scuro), agosto; ROLEX MIDDLE SEA RACE (rotta rossa), ottobre.

Il costo della cura e il costo del trapianto

L’impegno, però, non si limita a regate in doppio. Sabato 25 giugno, Una vela per la Vita sarà a Genova per la Millevele, e a bordo avrà un equipaggio composto da trapiantati, dializzati, donatori, medici e membri di Aned Sport, la nazionale di tutti coloro che hanno subito un trapianto di qualsiasi organo. Una scelta finalizzata a spiegare a chi sta vivendo questo periodo non facile dell’esistenza che non è necessario rinunciare alle proprie passioni e al proprio tempo perché si è in cura o perché si è malati. «Quello che mi interessa, oltre ad andare in regata e dimostrare attivamente che si può fare, è sensibilizzare la gente sull’impatto sociale che hanno i trapianti. Intanto sulla vita dei trapiantati, che da malati tornano, se tutto va bene, sani. E poi sulle ricadute positive per i costi sociali e per il Servizio sanitario nazionale». In effetti un dializzato costa molto, molto di più di un trapiantato. Come dimostra una ricerca del Censis e della Società italiana di Nefrologia, un trapiantato rispetto a un paziente sottoposto a terapia dialitica, in tre anni consente al Ssn di risparmiare il 29%. E rispetto ai trapiantati i costi economici e sociali a carico dei pazienti non trapiantati e dei loro familiari sono quasi doppi.

Trapianto ritratto Oris

Oris Martino D’Ubaldo, con la maglietta Andes Sport, la Nazionale dei trapiantati.regate Insomma, siamo sicuri che la coppia Federico Cuciuc Oris Martino D’Ubaldo farà parlare di sé per i risultati in acqua, ma anche a terra a avrà modo di richiamare l’attenzione delle persone. Soprattutto sul fatto che in Italia ci sono ancora pochi donatori. Nel nostro Pese, infatti, non vale il silenzio assenso, quindi perché gli organi di qualcuno siano a disposizione per l’espianto, serve che ci sia una dichiarazione a riguardo o che, in assenza di dichiarazione contraria, i familiari la consentano. Spesso non si pensa il valore che ha un organo per chi è in attesa di un rtapianto e del fatto che semplicemente ci stiamo “buttando via” quando in realtà ciò che di buono rimane di noi dopo la morte (oltre al nostro ricordo, si pera) non può essere utilizzato solo per una nostra distrazione o dimenticanza. Diventare donatore è facile, non costa niente e si può fare anche in tre minuti e in almeno cinque modi diversi. Anche appena finito di leggere questo articolo. Per scoprirlo, e mettervi pure la coscienza a posto, basta andare nel sito Sono un donatore

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