vele
Maltese Falcon

Il fermento che c’è in questo momento nel mondo delle barche col prefisso “maxi” e “mega” è sorprendente e credo non sia mai stato così frenetico. Siamo abituati da sempre a pensare alle grosse, grossissime barche a vela, a partire dai J Class del passato piuttosto che i nostrani Perini, come Maltese Falcon e il nuovo Sybaris – i vari  Baltic, Wally e customs vari.

Quello che a mio avviso c’è di nuovo è il fatto che la nuova generazione di maxi e soprattutto mega yacht nascano con in testa la regata! Stiamo parlando di barche dai 30 ai 60 metri che vengono concepiti nel massimo lusso ma con un occhio maniacale verso la performance agonistica. Insomma devono vincere e poi, già che son grossi, ci si va pure in crociera comodi!

mega yacht

Maltese Falcon

L’importante è che sia grosso

Fino a qualche anno fa, il “barcone” doveva solo essere grosso, con l’albero più alto, il boma più lungo e il bulbo più pesante, infatti si dava piena enfasi ai vari record di barche come Maltese Falcon, Mirabella V ecc…La tecnologia costruttiva di questi grossi yacht non era la più high tech del momento perchè il rischio di errore sarebbe stato troppo grosso non essendoci precedenti. Quindi si sono visti scafi in alluminio, fibra di vetro e resina vinilestere; accontentandosi di “farlo grosso” senza giustamente spingere in tutti i settori dello sviluppo.

barche a vela lusso

Il pozzetto del Vertigo

Ovviamente farlo grosso vuol dire, tanto per fare alcuni esempi, ridisegnare e costruire attrezzature di coperta, cime e vele fin lì mai esistiti; quindi i “pionieri” hanno avuto altro da affrontare e ben più necessario alla navigazione, di un albero ultra leggero. Fatto questo è iniziato il desiderio della performance e della sfida, naturale in chiunque e accentuato tra chi va in barca.

yacht di lusso

Vertigo

Non sono grossi sono mega yacht

In poco tempo designer, costruttori e progettisti  del mondo della competizione si sono spostati verso il “mega” portando con loro materiali, idee tecnologie e manodopera. Ecco che quindi vediamo – e vedremo – innalzarsi alberi sempre più alti nei porti delle regate cult. Se prima alzando un pagliolo di un mega yacht potevamo trovare una foresta di centine d’alluminio o madieroni in vetroresina adesso molto più facilmente vedremo il nero scuro e opaco della fibra di carbonio.

barche a vela

Mirabella V

Per quanto riguarda il nostro lavoro, cominciano a diventare frequenti gli incontri con alberi in carbonio nei quali sarebbe possibile entrarci dentro o lande delle sartie con tanto carbonio quanto ne servirebbe per fare un mini 6.50. Sorprendente? Sì lo è, ed ogni volta mi stupisco ancora.

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