Può capitare che la nostra amata barca non sia soddisfatta delle centinaia di ore di attenzioni che le abbiamo dedicato nell’inverno appena trascorso. Per questa ragione, proprio nelle nostre due settimane di ferie annuali, saremo perseguitati da una serie di piccoli inconvenienti e rotture. Se siamo abbastanza fortunati, e con una buona dose di inventiva, riusciremo a tirar dritto fino alla fine della crociera, per rimediare una volta tornati alla base e con un inverno intero a disposizione. Ma può capitare di doverci affidare alle cure di un cantiere sconosciuto, in alta stagione. E può capitare che questa circostanza risulti inevitabile per chi si prefigge lunghe navigazioni, magari molto lontane dai lidi italici. Succede, prima o poi, che per rimediare a un problema -la cui causa è sempre da attribuirsi al caso e non alla scarsa abilità dello skipper- i mezzi o le conoscenze di bordo non sono sufficienti. La barca e tutto l’equipaggio vengono risucchiati in un vortice di preoccupazione, incertezza e fatalità tali da richiedere l’intervento di un santone tibetano per evitare isterismi e depressioni.

Il binomio: problema&soluzione

Innanzitutto lo skipper deve ideare una soluzione al problema che sia la più semplice, rapida ed economica possibile. Poi va scelto il cantiere in cui effettuare l’intervento; e se è vero che in mediterraneo bene o male c’è l’imbarazzo della scelta, in Pacifico i cantieri sono un miraggio, spesso lontano centinaia o migliaia di miglia. Le notti passano in attesa di un’ispirazione, la mattina si prova a metter su carta il frutto delle elucubrazioni facendo disegni, bozze e stime. Finalmente viene partorito il Disegno: un capolavoro di reminiscenze di educazione tecnica delle scuole medie, per l’occasione depositate su carta millimetrata. Vengono fatti anche dei book fotografici al danno, nell’arduo tentativo di rendere fruibile a chiunque il problema&soluzione.

cantiereIl cantiere ti cambia gli schemi

Ma questo ancora non è nulla, si è trattato fin’ora di un lavoro teorico, astratto, avvenuto nella testa del comandante. Bisogna confrontarsi con la realtà e gli altri esseri umani, i quali, tanto per cominciare, sicuramente non parlano in Italiano. Iniziano ad addensarsi nubi oscure all’orizzonte, si viene strappati dalla routine di bagni e relax. Si deve pensare anche alle legittime esigenze di mogli, fidanzate e figlie, che non si possono proprio definire entusiaste di seguire le nostre vicende tecniche. Arrivati al cantiere (che di solito non sorge nella zona più caratteristica del paese) va innanzitutto cercato il Capo, sicuramente introvabile per le prossime quattro ore. Una volta che ci sia data udienza (in piedi, vicino al macchinario più rumoroso del capannone) vanno spiegati problema&soluzione in circa cinque minuti, durante i quali il Capo risponde tre volte al telefono e parla con tutti gli operai dell’isola, anche quelli dei cantieri concorrenti, se mai ci fossero. Terminato il prezioso tempo a nostra disposizione riceviamo in cambio, invece dei complimenti per la geniale soluzione trovata, uno sguardo vuoto tipico delle mucche al pascolo. Presi dal panico riassumiamo in trenta secondi la soluzione. Speriamo in un po’ di comprensione, in un consiglio da uno che è tutta la vita che fa quel mestiere. Invece il Capo ci dice di tornare domani, per fissare un appuntamento. A nulla valgono le nostre richieste di fissarlo ora per domani, la segretaria è tornata a casa e solo lei ha l’accesso ottico alla lavagna gigante su cui sono fissati gli appuntamenti della prossima decade. Riusciamo comunque ad estorcere un preventivo di massima siglato su un tovagliolo unto, la cifra è tre volte superiore al doppio di quanto avevamo ipotizzato. Ma ci va benissimo lo stesso.

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Riprova, sarai più fortunato…

Il giorno dopo alle 7:00 siamo davanti al cantiere per prendere appuntamento. Il Capo ci passa davanti senza riconoscerci, e ovviamente, non si ricorda minimamente del perché siamo lì a implorare dodici secondi della sua attenzione. Riassumiamo nuovamente problema&soluzione (ricordo che il Capo non parla italiano), mostriamo ulteriormente foto e disegni, facciamo voto agli dei del mare e finalmente otteniamo appuntamento per domani alle 7:00. Meglio, siamo i primi e quindi non ci saranno ritardi dovuti a contrattempi su altre barche. Illusi.
Il giorno del lavoro alle 6.00 siamo sudati come se fosse mezzogiorno, la nostra barca è già da mezzora davanti al cantiere, in attesa che si liberi l’ormeggio presso cui vengono effettuate le lavorazioni. Alle 8:00 stiamo ancora gironzolando dentro il porticciolo, il nostro posto è occupato da una maledetta barca con il motore che non parte. Che apra le vele e se ne vada via, toccava a noi! Ormeggiamo alla buona dove capita e corriamo dal Capo per capire il perché del ritardo. Veniamo rimbalzati da un Capetto, che si occupa della gestione del pontile e che ci dice che quando se ne andrà la barca che c’è ora arriva un’altra barca. Ovviamente non siamo noi l’altra barca e non abbiamo la precedenza. Lavoro rimandato a domani.

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Giungerà, al fine, il giorno

Stesse scene mattutine, solo che stavolta alle 8:00 siamo ormeggiati al posto giusto. Il Capo ci manda due scagnozzi, che lui definisce come i suoi migliori operai. Speriamo che abbiano capito bene problema&soluzione. Nel dubbio li spieghiamo anche a loro, con i supporti audiovisivi e una presentazione PowerPoint creata in nottata. I due sgherri non solo parlano un idioma sconosciuto, ma sembra non siano capaci nemmeno di leggere o scrivere. A gesti capiscono il problema ed elaborano la loro soluzione. Dopodiché spariscono per due ore, se ne vanno a completare un lavoro su di un motore grosso come la nostra barca. Verso le 11:00 tornano da noi, stavolta con gli attrezzi; forse è la volta buona. Iniziano a sporcare ovunque (si son “dimenticati” di levarsi le scarpe prima di salire…) e a usare attrezzi approssimativi. Noi, mani dietro la schiena come pensionati davanti ai lavori stradali, non li perdiamo d’occhio un istante. Offriamo bibite, consigli, utensili raffinati e costosi e la nostra manovalanza di bassa lega. Dopo una meritata e interminabile pausa pranzo terminano il lavoro, con un colpo di mano che ci lascia stupiti, sia per la velocità che per l’ottimo risultato finale. Siamo pronti per riprendere il largo, come uccelli liberi che planano verso il tramonto. Ci rimane solo da pagare una cifra con cui in Italia si compra un piccolo cabinato. E da pulire la quantità stupefacente di sporco che gli operai sono riusciti a produrre in così poco tempo, manco fosse passata una mandria di bufali. Ma lo facciamo col sorriso!

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