25 veliste che hanno fatto la storia della vela

1. Anne Liardet

Anne Liardet (Burges, Francia, 16 settembre 1964) vive a Daoulas in Finistère ed è madre di tre figli. È stata, in ordine di tempo, la terza donna al modo ad aver completato il Vendée Globe (il giro del mondo senza scalo né assistenza con partenza e arrivo a Les Sables-d’Olonne). Lei c’è riuscita nel 2005 chiudendo all’XI posto su 20 partenti. Tra gli altri suoi risultati più importanti, nei 21 anni di attività agonistica chiusa con la Route du Rhum nel 2006: ottava alla Transat Jacques Vabre, 24a alla Solitaire du Figaro (prima tra gli scafi di serie); decima alla Mini Transat (prima donna) e prima al Mini Fastnet in solitaria.

2. Babeth Coquelle

Babeth Coquell, (Francia, 1960) figura storica per la velocità a vela. La windsurfista francese a Tarifa, in Spagna, fu la prima donna a superare a vela i 40 nodi con 40,05 nodi. Era il 1993; per 10 anni il suo titolo è rimasto imbattuto. Per spodestarla sono dovuti arrivare i kite surf…

3. Charlotte Consorti

Charlotte Consorti (Levallois, Francia, 24 ottobre 1978) kite-boarder e modella professionista, con la sua prestazione del 2010 a Luderitz, in Namibia, la nuova capitale della velocità a vela, è stata la prima donna a superare il muro dei 50 nodi toccando i 50,43.

4. Clare Mary Francis

Clare Mary Francis, (Thames Ditton, Uk, 17 aprile 1946) è oggi più nota come romanziere che come velista. In realtà il suo successo come autrice nasce proprio dai resoconti delle sue avventure a vela. Nel 1973 fu la prima donna ad attraversare l’Atlantico in solitaria: 37 giorni per raggiungere Newport, Rhode Island da Falmouth, Inghilterra. Grazie a questa impresa trova uno sponsor per partecipare alla Round Britain Race del 1974 dove, con Eve Bonham, finiscono terze. Nel 1976, durante la Observer Singlehanded Transatlantic Race (la mitica Ostar) che chiude al 13esimo posto sul suo Ohlson 38 Robertson’s Golly, Clare fa registrare un nuovo record transatlantico femminile. Diventa la prima donna ad avere il comando di uno yacht alla Whitbread Round the World Race: con lo Swan 65 ADC Accutrac chiude quinta l’edizione del giro del mondo 1977-78.

5. Dawn Riley

Dawn Riley (Michigan, Usa, 21 luglio 1964) è la più famosa velista statunitense con all’attivo quattro America’s Cup e due Whitbread Round the World Race (oggi Volvo Ocean Race). In assoluto è stata la prima velista donna ad avere un ruolo fisicamente attivo all’interno di un team Coppa America, a bordo di  America3, l’Iacc di Bill Koch che nel 1992 confisse il Moro di Venezia di Raul Gardini, la prima sfida non anglosassone alla Vecchia Brocca. Nello stesso anno, per non farsi mancare nulla, Dawn vince la Women’s World Cup. L’edizione successiva della coppa, il defender Koch decise di fare scendere in acqua America3 1995, The Women’s Team un equipaggio tutto femminile, in cui Riley ricopriva il ruolo di Team Captain. Nel 2000, la velista nata sul grande lago americano creò e si mise a capo del sindacato America True, caratterizzato da un equipaggio misto, un budget molto ridotto e sotenuto dall’omonima fondazione (ancora oggi attiva per portare in barca bambini americani con uno stile di vita a rischio). Riley e i suoi furono capaci, tuttavia, di accedere alle semifinale della Louis Vuitton Cup battendo anche l’Iacc del New York Yacht Club e Stars & Stripes di Dennis Conner. Nel 1989-90 partecipa alla Whitbread come Capoturno, ingegnere e timoniere di Maiden, il primo team tutto femminile a partecipare a questa competizione. Tanta è la sua riuscita come leader che durante l’edizione successiva della regata gli organizzatori e lo sponsor Heineken la chiamano per prendere il comando del team femminile: l’equipaggio si è ammutinato durante la prima tappa. Dawn Riley ha in curriculum anche un mondiale One Ton Cup nel 2003, ma è nel 2007 che torna al suo primo amore, la Coppa. A Valencia, infatti, è stata ancora impegnata nel circus dell’Auld Mug come General Manager del team francese Areva Challenge. Dal 2010, è il direttore esecutivo del Oakcliff Sailing Center, un centro per la diffusione della vela che gestisce oltre 50 barche da regata, compresa la più grande flotta al mondo di Swedish Match 40, una delle barche ufficiale del ciruito mondiale di Match Race. Nel 1999 è stata insignita del Rolex Yachtswoman of the Year 1999. E pensare che all’università era una campionessa di lancio del disco…

6. Dee Caffari

Denise “Dee” Caffari, (3 gennaio 1973, Watford, Hertfordshire, Gbr) discendente di un comandate di marina mercantile maltese, è probabilmente la più tenace del gruppo di veliste. In serie, i suoi successi più eclatanti: nel  2006 diventa la prima donna a navigare intorno al mondo “contromano” (contro venti e correnti principali, da ovest a est) in solitaria, senza stop e senza assistenza. La sua impresa sull’Imoca 60′ Aviva termina il 18 maggio dopo 178 giorni di mare. Nel 2009 chiude al sesto posto il Vendée Globe, diventando la prima donna ad aver girato il mondo in solitaria e senza scali in entrambi i versi. Non contenta, nel 2011, ad aprile, taglia la linea d’arrivo della Barcellona World Race, diventando l’unica donna al mondo ad aver effettuato tre circumnaigazioni dell’orbe terracqueo senza scali. Ma la Caffari dice la sua anche su distanze più brevi: nel 2009 abbassa di 17 ore il record di navigazione sul periplo di Gran Bretagna e Irlanda con il suo Aviva e nel 2014, a bordo del Volvo Ocean 65′ Team Sca, segna un nuovo record di velocità per un equipaggio femminile sulla stessa regata con un tempo di 4 giorni 21ore e 39 secondi, battendo anche il suo precedente primato. Una curiosità, durante la Global Challenge del 2004, giro del mondo a tappe contro venti e correnti principali che si svolge ogni quattro anni, Dee è lo skipper di Imagine It. Done. Un membro del suo equipaggio (a parte gli skipper in barca sono tutti volontari, e, soprattutto, paganti) deve essere aerotrasportato per problemi di salute mentre si trovano nell’Oceano Antartico: il suo salvataggio da parte del New Zealand Rescue Service, il servizio di assistenza marina neozelandese, diventerà la più grande operazione di soccorso mai tentata in quelle acque.

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7. Ellen MacArthur

Dame Ellen MacArthur, (Whatstandwell, Matlock, Derbyshire, Inghilterra, 8 luglio 1976), la Piccola roccia, Little Rock, come la ribattezzarono i sudditi di sua maestà la regina durante il suo giro del mondo in solitaria è probabilmente la velista più nota al mondo e l’unica ad avere un asteroide con il suo nome: il 20043 Ellenmacarthur. Sicuramente è ancora una star in Inghilterra dove i suoi video blog in navigazione, disperati e con lei spesso sopraffatta dalle lacrime (provate voi a installare una centralina del vento in testa d’albero mentre navigate da soli negli oceani del sud impegnati a battere il record sul giro del mondo) in cui racconta le avversità appena superate (o ancora presenti) hanno ispirato la sua caricatura nella sit-com Dead Rings della BBC. In un’altra serie di fantascienza della televisione inglese, Hyperdrive, Clare Winchester, è un’astronauta molto MacArthur simile, che gira sola per la galassia con riferimenti e modi di fare visti nei video della velista con attenzione alla perdita di contatto con la realtà e alla solitudine dagli amici.

In ogni caso, che la piccola Ellen fosse votata alla vela pur essendo nata nella profonda campagna inglese era evidente anche ai più distratti. Dopo le prime esperienze in barca con lo zio Thea, durante le elementari riesce a comprarsi una deriva da 18′ risparmiando per tre anni i soldi della merenda. A 17 anni acquista un Corribee, Iduna, un 20′ con cui effettua l’anno successivo il giro della Gran Bretagna in solitario. Si prepara così alla sua prima Mini Transat, che finisce 17a, dopo aver armato personalmente in un cantiere francese il suo Mini Le Poisson. Nel 2001, il grande salto verso l’empireo dei velisti. Chiude al secondo posto il suo primo Vendée Globe a bordo di Kingfisher (e il risultato gli vale il Mbe, l’Ordine dell’Impero Britannico). Acquista Orange di Bruno Peyron e lo ribattezza Kingfisher 2, ma durante il suo assalto al record sul giro del mondo (posseduto dalla stessa barca, ma condotta dallo skipper francese) disalbera nell’oceano australe. Nel 2004 Nigel Irens e Benoit Cabaret progettano per lei un trimarano di 75, con tante soluzioni adatte alle dimensioni della piccola velista: 1,57 metri. Dopo un tenteivo di  battere il record di traversata atlantica, il 28 novembre 2004 sferra l’attacco al giro del mondo in solitaria. E già prima dell’arrivo conquista i seguenti primati assoluti (non solo femminili): più veloce navigazione verso l’equatore, più veloce passaggio di Capo Buona Speranza; di Capo Horn  e di nuovo all’equatore. Torna a Ushant, sulla costa atlantica francese il 7 febbraio 2005 dopo 71 giorni, 14 ore, 18 minuti e 33 secondi, con una media di 15,9 nodi, migliorando il precedente record di Francis Joyon di 1 giorno, 8 ore, 35 minuti e 49 secondi. Ciò le vale anche il titolo di  Dame Commander of the Order of the British Empire, titolo cavalieresco britannico di cui furono insigniti anche Francis Drake e Francis Chichester per le due circumnavigazioni rispettivamente del 1580 e del 1967) e il grado di  Honorary Lieutenant Commander, Royal Naval Reserve, il titolo di cavaliere della Legione d’onore francese. Dal 2008 al 2010 la MacArhtur è impegnata con il BT Team Ellen, una squadra di tre persone che comprendeve anche l’australiano Nick Moloney e il francese Sébastien Josse. Il 2 settembre del 2010 Ellen si ritira dalle competizioni veliche e fonda la Ellen MacArthur Foundation, un’organizzazione caritatevole concentrata sullo sviluppo virtuoso dell’economia

Alcuni suoi altri record

Giugno  2000, con il 60′ Kingfisher parte da Plymouth, UK per raggiungere Newport, Rhode Island, USA in 14 giorni, 23 ore, 11 minuti (attuale record singolo femminile su monoscafo -e assoluto-, transatlantica est-ovest).

Il secondo posto al Vendée Globe del 2000-01, dopo 94 giorni, 4 ore, 25 minuti di navigazione le vale anche il record come più veloce giro del mondo senza scalo per singolo femminile in monoscafo).

Con il trimarano B&Q/Castorama nel giugno del 2004 naviga da Ambrose Light, nella bassa baia di New York, USA, a Lizard Point, Cornovaglia, UK in 7 giorni, tre ore e 50 minuti. Con questo record batte il precedente primato femminile sia per singoli sia per equipaggio.

8. Emma Sanderson (nata Richards)

Emma Charlotte Richards coniugata Sanderson, (Helensburgh, Scozia, 1975) è una velista precoce, a 11 anni già prende parte al suo primo mondiale Optimist. La passione per vela e competizione non passa e al momento della sua laurea in medicina dello sport, a 21 anni, è parte della squadra olimpica scozzese di vela. A 23 entra nell’equipaggio di Royal Sun Alliance, un team tutto al femminile messo in piedi da Tracy Edwards per conquistare il Jules Verne Trophy (obiettivo sfuggito a causa di un disalberamento nell’Oceano Australe). Nel 2002, con il suo 60′ Pindar, partecipa all’Around Alone, giro del mondo in solitario e a tappe. Dopo 132 giorni in mare, Emma diventa il velista più giovane di sempre e la prima donna britannica a completare la regata, impresa che le vale il titolo cavalieresco dell’impero di Sua Maestà la Regina. Durante la regata realizza anche un film omonimo che le vale pure la presenza nell’Internet Movie Data Base. Dal 2006 è sposata con Mike ‘Moose’ Sanderson, il velista neozelandese attivo in Coppa America e Volvo Ocean Race e con il quale ha una figlia.

9. Florence Arthaud

Florence Arthaud (Boulogne-Billancourt, Francia, 28 ottobre 1957; La Rioja, Argentina, 9 marzo 2015), nel ventennio tra la fine degli Anni 70 e i 90 per tutti è la fidanzata dell’Atlantico ed è la prima donna a conquistare la Route du Rhum, nel 1990. Eppure la figlia dell’editore Jacques Arthaud ha avuto una vita avventurosa e fuori dalle righe come si immagina debba essere quella di un navigatore solitario o di una rock star. E non ha mai tenuto a freno la lingua. Come nel caso dell’arresto per guida in stato di ebrezza il 25 settembre del 2010, in cui ha commentato: «Complimenti alla bella figura che ho fatto, ben mi sta; è il prezzo della fama, anche se è doloroso vedere che tutti mi sbavano addosso. Ho sbagliato, presumo, lo ammetto». A 17 anni è vittima di un grave incidente automobilistico che come conseguenza ha un periodo di coma e una paralisi.Durante la Route du Rhum del 1986 compie una deviazione per prestare soccorso a Loïc Caradec, ma troverà il suo catamarano Royale senza traccia del velista a bordo. L’anno dopo incide un disco dal titolo Flo, duettando con Pierre Bachelet. Nell’agosto del 1990, batte il record di traversata dell’Atlantico in solitario: con 9 giorni, 21 ore e 42 minuti migliora di circa tre giorni il tempo di Bruno Peyron, il precedente detentore. Pochi mesi dopo parte da Saint-Malo con il trimarano Pierre Ier con cui arriverà a  Pointe-à-Pitre 14 giorni e 10 ore e 10 minuti dopo vincendo la quarta edizione della Route du Rhum. L’Équipe, il quotidiano sportivo francese, nel 1990, la nomina Francese dell’anno ed è l’unica donna, insieme a Marielle Goitschel, ad aver ottenuto per due volte il Prix Monique Berlioux de l’Académie des sports (nel 1978 e nel 1990), che premia la migliore prestazione sportiva femminile dell’anno appena concluso. Nel 1993 ha una figlia, Maria, con il velista Loïc Lingois. A riguardo del suo ruolo di madre disse alla rivista francese L’Equipe nel 2010: «Lo scorso anno dissi a Maria, ‘Parto per tre giorni’, sono stata via un mese e mezzo. Non sono tornata neanche per l’inizio della scuola, davvero una madre indegna, ma ho sempre avuto bisogno del mio equilibrio, io non ho mai amato il quotidiano, ho sempre preferito l’inatteso». Nel luglio del 1997, conquista la Transpacifique nell’equipaggio di Bruno Peyron e nel 2004 partecipa alla transatlantica in coppia Lorient-Saint-Barth con Lionel Péan e due anni dopo prende parte al’Odyssée Cannes – Istanbul su un monotipo Bénéteau Figaro II con Luc Poupon (il fratello del più noto Philippe Poupon). Per chiudere in bellezza (per ora), nell’autunno del 2011 cade in mare di notte a largo di Capo Corso. Ha con sé una lampada frontale in testa e un telefono stagno. Chiama così la madre, che avverte il fratello il quale fa intervenire il servizio di assistenza in mare CROSS-Med che la rintraccia in sole due ore grazie alla possibilità di geolocalizzare il telefono. Cosciente, ma in ipotermia, è elitrasportata all’ospedale di Bastia da cui sarà dimessa il giorno dopo. Scompare il 9 marzo 2015 in un incidente tra due elicotteri a La Rioja, in Argentina, dove si trovava per effettuare le riprese del reality show francese Dropped. Insieme a lei sono morti altri due sportivi: Camille Muffat, medaglia d’oro di nuoto nei Giochi Olimpici di Londra e Alexis Vastine, medaglia di bronzo di boxe nei Giochi Olimpici in Cina nel 2008.

Un sunto del suo Palamres:

2007: 11a alla Transat Jacques-Vabre su Deep Blue (Class40) con Luc Poupon

2007: 2a alla Route de l’équateur su Deep Blue con Luc Poupon e Alexia Barrier

2000: 12a alla Transat AG2R su Fleury Michon con Philippe Poupon

1998: 6a alla Transat AG2R su Guy Cotten – Chattawak con Jean Le Cam

1996: 2a alla Transat AG2R su Guy Cotten – Chattawak con Jean Le Cam

1990: 1a alla Route du Rhum sur Pierre 1er

1990: 3a alla Twostar su Pierre 1er con Patrick Maurel

1988: 7a alla Transat anglaise su Groupe Pierre 1er

1986: 11a alla Route du Rhum su Energie et Communication

1982: 20a alla Route du Rhum su Biotherm II

1981: 6a alla Twostar su Monsieur Meuble con François Boucher

1978: 11a alla Route du Rhum su  X.Périmental

10. Helena Darvelid

Helena Darvelid, una passione per la velocità: è stata a bordo delle barche di Steve Fossett, Brian Thompson e Tracy Edwards raccogliendo, nel tempo, 12 record del mondo. Prima di dedicarsi come pilota di back up (in foto è seduta a poppa) al progetto Vestas Sailrocket (a oggi il più veloce mezzo a vela con 65,45 nodi sui 500 metri), Helena fu co-skipper di Maiden II (l’ex Club Med di The Race, un cat da 110′) con cui  nel 2002 segnò quattro record del mondo di velocià tra cui quello della percorrenza in 24 ore: 694,78 miglia a quasi 29 nodi di media. A bordo con lei e Brian Thompson anche Adrienne Cahalan, la velista australiana che come navigatore ha vinto quattro Sydney Hobart (a proposito di grandi veliste…).

11.  Isabelle Autissier

Isabelle Marie Clotilde Autissier (Parigi, Francia, 18 ottobre 1954). La navigatrice francese è stata la prima donna a concludere un giro del mondo a vela in regata, nel Boc Challenge del 1991. La sua fama fu accresciuta molto in Italia (e nel mondo) con il suo salvataggio da parte di Giovanni Soldini durante la Around Alone (ex Boc Challenge) del 1998-99. Fu probabilmente questa esperienza a porre termine alla carriera da solitaria della parigina trasferita a La Rochelle.

12. Jeanne Barret

Jeanne Barret (alternative grafiche: Baré, Baret, Barer  –  La Comelle,  Francia, 27 luglio 1740 – Saint-Antoine-de-Breuilh, Francia, 5 agosto 1807) è la prima donna ad aver effettuato il giro del mondo, evidentemente a vela, vista l’epoca. Divenne famosa per aver mascherato la sua identità sessuale per seguire il desiderio di avventura e scoperta. Compagna, si dice, del botanico Philibert Commerson, si fece passare per Jean Baré suo valletto e si imbarcò nel 1766 con lui sulla fregata Boudeuse, la nave scelta dal conte Louis Antoine de Bouganville per effettuare un giro del mondo di ricerca scientifica e cartografica. Fu durante questo viaggio che Commerson scoprì in brasile la pianta che porta il nome del conte ne che tanto successo ha avuto nei giardini mediterranei: la bouganvillea. Il loro inganno è scoperto a Tahiti due anni più tardi, ma la coppia è fatta sbarcare (anche per le capacità da disegnatrice di Jeanne-Jean) solo all’Île de France, (oggi Mauritius), dove Commerson muore nel 1773. Rimasta vedova la donna apre una taverna a Saint-Louis dove conosce e poi sposa un ufficiale di marina francese con il quale fa ritorno in Francia, terminando così il giro del mondo. Jeanne porta con sé il lascito di Commerson: 30 casse contenenti cinquemila specie, tremila delle quali nuove e le consegna al re Luigi XVI, che le riconosce i meriti come aiuto botanico, si felicita per la sua buona condotta e la definisce «donna straordinaria» e le garantisce una rendita. Bougainville la cita nel suo resoconto di viaggio così come l’enciclopedista Diderot nel suo supplemento al viaggio. La sua storia è romanzata nel romanzo La signora della bougainvillea – L’isola del sogno, di Fanny Deschamps (1982).

13. Jessica Watson

Jessica Watson (Gold Coast, Australia, 18 maggio 1993) è stata il più giovane velista a concludere il giro del mondo senza scalo e senza assistenza. A bordo di Ella’s Pink Lady, uno Sparkman & Stephens 34 del 1984, la neanche 17enne australiana, dopo 210 giorni di viaggio e tre giorni prima di compiere gli anni, il 15 maggio 2010 torna nel porto di Sydney dove conclude al sua circumnavigaizone. Molte le critiche mosse a lei, ai suoi genitori per la giovane età, che secondo molti era inconciliabile con un’impresa del genere, e al suo entourage per la gestione della gara. Il principale ente certificatore di record di velocità: (World Sailing Speed Record Council, Wssrc) oltre a non prendere in considerazione «da tempo» i record di precocità sostiene che il detentore di tale primato è comunque Jesse Martin, australiano nato in Germania, che ha riportato il suo Lionheart a Melbourne (Australia) neanche due mesi dopo aver compiuto i 18 anni e dopo aver navigato oltre le 21.600 miglia considerate la minima distanza teorica tra due punti agli antipodi terrestri. Mentre alla giovane Watson viene contestata anche la distanza percorsa: solo 19mila miglia. La Watson e i suoi sostenitori affermano che è solo una scusa per non assegnarle il titolo, visto che ha superato i quattro capi e ha attraversato la linea dell’equatore due volte.

14. Karen Leibovici

Karen Leibovici (Francia, 5 maggio 1971), vive a La Rochelle. Seconda donna in gara al Vendéè Globe del 2005, con il suo Benefic (l’ex “Sigaro rosso” di Jean-Luc Van den Heede) chiude al 13esimo posto su 20. Tra gli altri suoi risultati: nona nel 2004 alla Transat anglaise; record della traversata nella manica, nel 2002 su Adrien con Jean-Luc Van den Heede. Grandi risultati anche con il Mini 6.50: nona alla mini transat, 1a al Mini Fastnet; prima alla Mini Barcelona; seconda al Triangle du Soleil; prima alla Transmanche; e prima all’Estival Mini.

15. Kay Cottee

Kay Cottee (Sydney, Australia, 25 gennaio 1954) è stata la prima solitaria ad effettuare una circumnavigazione dell’orbe terracqueo senza scalo né assistenza. Parte dal porto di Sydney il 29 novembre del 1987 a bordo del 37′ Blackmores First Lady. Tornerà qui 189 giorni dopo (all’epoca il più veloce giro del mondo compiuto da una donna) con sulle spalle oltre alla storica impresa anche una scuffia nell’ Oceano australe con tanto di bagno fuoribordo.

16. Marie-Claude Fauroux

Marie-Claude Fauroux (Francia, 1946) é stata la prima donna ad avere effettuato una transatlantica in solitario partecipando, alla Transat anglaise del 1972. L’idea si materializzò quasi per scherzo in seguito a una scommessa. Marie-Claude aveva già vinto il mondiale Moth del 1968 e, l’anno successivo, il titolo europeo, ottenuto con una barca di sua concezione. Così nel 1970 durante un cocktail, un costruttore di barche chiese alla giovane consigliera tecnica della Direzione regionale dello Sport e della Gioventù se avendo una barca avrebbe fatto la Transat… Così arriva il 32′ Aloa VII che le fa chiudere la regata in 32 giorni e al 14 posto assoluto.

17. Samantha Brewster

Samantha Brewster (Inghilterra, 5 luglio 1967) Il 4 luglio del 1996, dopo essere partita 247 giorni, 14 ore, 50 minuti e 45 secondi prima, la 29enne inglese Samantha Brewster, torna con il suo 67′ Health Insured a Ushuant (o Uessant, alla francese) concludendo così, come prima donna e come persona più giovane, il giro del mondo da ovest a est, vale a dire contro venti e correnti principali. La sua impresa sarebbe stata ancora più epica se non fosse stata costretta a fermarsi per 48 ore in Australia per riparare la sua randa danneggiata. Nella foto è con Mike Golding, icona della vela inglese e ai tempi detentore del record sul giro del mondo “contromano“.

18. Samantha Davies

Samantha Davies (28 novembre 1974, Portsmouth, Inghilterra), ingegnere meccanico laureato a Cambridge, diventa la Petite Anglaise, la piccola inglese, quando rischia di chiudere sul podio il Vendée Globe del 2008-09. Arriva terza in tempo reale, ma con un ritardo virtuale di 50 ore rispetto a Marc Guillemot, cui il comitato di regata ha deciso di consegnare questo buono di oltre due giorni per la deviazione effettuata al fine di portare assistenza all’infortunato skipper Yann Eliès. Guillemot, che secondo alcuni ha ricevuto un abbuono eccessivo, taglia il traguardo dopo 48 ore e 40′ dopo, facendo così scivolare Samantha Davies al quarto posto. Sposata con il belloccio velista francese Romain Attanasio, hanno un figlio, Ruben. Purtroppo nell’ultima edizione del 2012-13 si è dovuta ritirare per disalberamento. Tra gli altri risultati, un sesto alla Transat Jacques Vabre e un quinto alla Transat Ag2r.

19. Tracy Edwards

Tracy Edwards (Pangbourne, Berkshire, Inghilterra, 5 settembre 1962). Dopo avwer partecipato alla Whitbread Round the World Yacht Race nel 1985-86, come prima donna a bordo di un maxi e non di una barca di serie, nell’edizione successiva della regata,  nel 1989 fu la skipper di Maiden, il primo equipaggio tutto al femminile. Ciò la portò a vincere, prima donna in assoluto, riconoscimento di Yachtsman of the Year, che da quell’anno inaugurò anche la classifica femminile. la sua attività velica le valse anche l’Order of the British Empire. Nel 1998 si impegna sul Royal Sun Alliance una barca dal team tutto al femminile che desidera scrivere il suo nome sul Jules Verne Trophy per il più veloce giro del mondo via acqua, impresa che le sfugge a causa di un disalberamento nell’oceano australe, ma con cui frantuma sette record mondiali di velocità e percorrenza. Dopo la nascita di sua figlia Mackenna, nel 1999 interrompe la sua attvità da regante ativa, ma rimane come manager di eventi importanti, tra cui la Oryx Quest (avventura dai risvolti fiscali ed economici non piacevole per Tracy…) Attualmente la velsita è impegnata con due imprese caritatevoli e come speaker motivazionale.

20. Le italiane: Alessandra Sensini

Abbiamo deciso di riservare uno spazio speciale alle nostre veliste. Dalle prime navigatrici fino alle più recenti, senza dimenticare chi ha portato in Italia quattro medaglie olimpiche nella vela: mai nessun atleta tricolore era riuscito a fare tanto. Iniziamo con la prima, sempre in ordine alfabetico.

Alessandra Sensini (Grosseto, 26 gennaio 1970). Semplicemente il più titolato velista italiano in assoluto. Dai Giochi della Gioventù alle Olimpiadi non c’è aspetto del windsurf agonistico che non abbia affrontato, comprese partecipazioni e vittorie alla Coppa del mondo di windsurf funboard professionistico. Sei partecipazioni olimpiche, da Barcellona 1992, dove chiude settima, a Londra 2012 dove termina nona, comprese le quattro spedizioni conclusesi con medaglia: Atalanta 1996,bronzo; Sydney 2000, oro: Atene 2004, bronzo; Pechino 2008, argento. Attualmente è in forza alla Federazione Italiana Vela e al Coni con compiti dirigenziali.

21. Cecilia Carreri

Cecilia Carreri (Vicenza 30 giugno 1955). Nel 2005, prima e unica italiana chiude, la Transat Jaques Vabre, 4500 miglia da Le Havre (Francia) a San Salvador de Bahia (Brasile).  Velista e alpinista (ha all’attivo una spedizione sull’Himalaya e in Artide, ha dato vita al progetto Mare Verticale e con un Open 60 ha affrontato il mitico Fastnet e poi, quale prima donna italiana, la Transat Jacques Vabre da Le Havre a Salvador de Bahia, storie raccontate in due libri editi da Mursia, intitolati Mare Verticale e L’Oceano di Mare Verticale. Giorgio dell’Arti, nel Catalogo dei viventi 2015 ne traccia questo ritratto. «Ex Magistrato. Ex gip al tribunale di Vicenza (1993-2006), poi alla sezione penale. Skipper. Avendo partecipato nel 2005 alla Rolex Fastnet Race (…) mentre era in aspettativa per una patologia alla schiena, nel 2008 è stata condannata dalla sezione disciplinare del Csm a perdita di un anno di anzianità e trasferimento d’ufficio. La Corte dei Conti l’ha condannata a pagare 6.714,28 euro. Si è dimessa dalla magistratura il 30 maggio 2008. Il Messaggero: «Si è difesa spiegando che attività sportive di una certa difficoltà le erano state “caldamente prescritte” per la sua patologia». Sua replica (dopo aver fatto ricorso): «Ci sono tanti modi per far fuori un giudice, o una bomba a Capaci oppure così, con quello che sta capitando a me…». Sulla vicenda ha scritto un libro, Fermate la giustizia (Mursia, 2009)

22. Daniela Klein

Daniela Klein, nel 2009, è stata la prima italiana a completare la Transat 6.50, regata in solitario che attraversa l’Atlantico. Ha chiuso al II posto la classifica femminile e al XXI posto assoluto su 80 concorrenti. Ha vinto, nel 2007, la Course de Lions e il Mini Max. In curriculum anche un terzo e un quarto posto nel Grand Prix d’Italie. Attiva anche nel turismo a vela attento alle necessità locali, concilia il proprio impiego alle Nazioni Unite con al ricerca di comunità, persone e Ong che difendono i diritti di uomo e di ambiente.

23. Ida Castiglioni

Ida Castiglioni. Per conoscere un po’ meglio la prima solitaria italiana, la ragazza di Varese che nel 1976 a bordo di Eva, un Impala 35 del Cantiere Navale 71 di Castiglione della Pescaia, terminò la transatlantica Ostar quarta degli italiani sui sei arrivati (altri cinque velisti azzurri si erano ritirati): 42a overall e 28a di classe vi rimandiamo all’intervista che le ha realizzato la nostra Marina Citterio nell’estate del 2014. Vale la pena leggerla, c’è anche una sua ricetta esclusiva.

24. Paola Pozzolini

Paola Pozzolini. Altro nome storico della vela azzurra declinata al rosa. Paola Pozzolini navigatrice oceanica quando ancora pochi erano gli italiani ad aver varcato a vela Gibilterra, in coppia con il marito Pierre Sicouri, vinse la Portofino-New York nel 1985.

25. Susanne Beyer

Susanne Beyer (Zoagli, Genova, 1978). Dopo una vita in barca (da marinaio diventa comandante del ketch Tirrenia II, un varo del 1914), decide di dedicarsi alle regate di grande altura. Nel 2011, in una delle edizioni più dure della Mini Transat, Susanne Beyer e il suo Penelope esordiscono nella grande vela oceanica tagliano l’arrivo a Salvador de Bahia al XXIII posto, prima fra degli italiani e seconda donna in assoluto. L’impresa diventa ancora più epica sapendo che alla sfortunata Susanne si rompe l’autopilota dopo pochi giorni di regata, costringendola a ridurre i turni di riposo e a stare per lungo tempo alla barra.

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