Mentre sulla terraferma sta diventando sempre più frequente incontrare praticanti yoga in giro per il mondo con il loro tappetino, nel mondo dell’acqua la situazione non è da meno grazie al SUP.

Dalla pratica dello yoga per il surf all’allenamento della respirazione per le gare di apnea, il millenario mondo dello yoga indiano è entrato nell’attualità  della vita occidentale. Tra le varie discipline, il SUP Yoga, ovvero lo yoga praticato sulle tavole da SUP, acronimo di Stand Up Paddle, è una tra le discipline che proprio per la pratica in acqua, interessa in particolar modo il mondo dei “marittimi”. Sarah Tiefenthaler, insegnante di Yoga californiana ha messo a punto la disciplina che dalla California è poi arrivata in Italia.

sup yogaAbbiamo chiesto a Daniela della Selva, insegnate certificara SUP Yoga, di aprirci le porte di questa disciplina.

«Prima di parlare del SUP Yoga mi piace sempre ricordare le origini del SUP nel leggendario racconto di John Cook, un esploratore che sbarcò alle Hawaii negli anni ’70 del XVIII secolo, che vide dei nativi hawaiiani in piedi su delle lunghe tavole, che si spostavano pagaiando», introduce l’insegnante. «Ovviamente presso quelle popolazioni la tavola era un mezzo funzionale, usato soprattutto per spostarsi nelle zone più pescose; la nascita del SUP come sport dovrà aspettare gli anni Cinquanta del XX secolo. Insieme agli Hawaiiani, anche i Polinesiani si vedono in cima alla lista come inventori di questo rivoluzionario sport».

sportSUP YOGA, ecco dove farlo

In Italia è ormai una disciplina conosciuta e che attira sempre maggiori consensi, si pratica tra Ischia e Fregene, CarloForte, Marsala e Riccione. Chi volesse provare l’esperienza dell’equilibrio sull’acqua, in un ambiente divertente e  professionale dedicato allo sport e alla musica sono in preparazione i DEEJAY Xmasters per la prossima estate e il SUP Yoga è tra le discipline da sperimentare a Senigallia.

yoga

Cerchiamo di immaginare come si svolgono le lezioni: «Solitamente si inizia stando seduti nella posizione più comoda al praticante che può essere a gambe incrociate (Sukhasana), Mezzo Loto (Ardha Padmasana), Loto (Padmasana) oppure, se si ha una forte rigidità nelle anche, si può anche stare seduti sui talloni nella cosiddetta posizione del diamante (Vajrasana)» spiega  Daniela La Selva. «Da qui poi si inizia a portare maggiore consapevolezza al proprio respiro che ci proietta nel nostro stato più intimo e profondo, iniziando a conoscere e a vivere istante dopo istante, il vero momento presente, il “qui ed ora”. Si prende ritmo nella pratica più fisica e dinamica, iniziando ad alzarsi cercando sempre più equilibrio nel corpo, senza mai perdere di vista il vero obiettivo dello yoga che cerca di regalarci l’unione del corpo fisico a quello più mentale e spirituale».

mareLa lezione ha una durata di circa 60 minuti, in cui nella parte finale si ritorna nelle posizioni sedute e allungate per rallentare l’andamento e il respiro per poi lasciarsi cullare e accarezzare dal dondolio del mare e dalla brezza marina nell’ultima posizione chiamata Savasana (la posizione del Cadavere).

Considerato che la pratica è diffusa ma ancora non molto comune è importante capire quali siano i requisiti che deve avere un istruttore. «Qualsiasi istruttore di SUP yoga deve essere  un istruttore di Yoga che abbia come minimo la certificazione delle 200 ore riconosciute da Yoga Alliance, la più grande associazione no profit che rappresenta la comunità dello yoga. Da lì poi, ci si deve specializzare nel SUP yoga, sempre attraverso Yoga Alliance, riconosciuta a livello internazionale. Da un punto di vista più pratico, naturalmente si presuppone che l’istruttore abbia già un suo background di svariati anni di attività fisica (principalmente attività a corpo libero) ed una spiccata capacità di insegnamento», consiglia Daniela La Selva.

La disciplina è adatta a tutti in quanto ci sono diversi livelli di yoga e quindi di SUP yoga. A tal proposito l’insegnante cita un aforisma del del maetsro T.K.V. Desikachar: “Chiunque può respirare, dunque chiunque può praticare yoga”, e continua: «Io aggiungerei SUP Yoga! Un consiglio che do sempre, è quello di prendere confidenza prima con l’equilibrio della SUP board facendo qualche lezione di SUP (lezioni che impartisco sempre ai miei praticanti), per poi sentirsi più sicuri durante la lezione soprattutto quando bisogna alzarsi in piedi. È fondamentale riconoscere i proprio limiti, rispettarli e se possibile superarli, mossi sempre da una sincera e sana motivazione».

«Fisicamente è indiscutibile il rafforzamento muscolare che si ottiene già dalle prime lezioni”, commenta Daniela, “ma soprattutto il SUP Yoga sviluppa quella muscolatura profonda che non potrebbe essere stimolata in nessun’altra maniera».

Ecco alcuni dei benefici:

• Aumenta la flessibilità, agilità e coordinazione dei movimenti

• Allevia il mal di schiena

• Migliora il sistema cardio-circolatorio

• Equilibra il funzionamento degli organi interni e delle ghiandole endocrine

• Si impara ad abbandonare sulla terraferma la frenesia e lo stress quotidiano

• Ci si rilassa, aumentando la capacità di concentrazione e chiarezza mentale

• Si ha la possibilità di concentrarsi sul proprio respiro e quindi tornare a far circolare nel modo corretto il nostro Prana (energia vitale).

Le asana che si possono praticare nel SUP yoga sono pressoché tutte le posizioni che si conoscono nella pratica dello Yoga, dipende dal livello del praticante. Ma le più comuni possono essere sicuramente: il cane a testa in giù (Adho Mukha Svanasana) per la sua completezza sotto tutti i punti di vista di rinforzo e allungamento muscolare, guerriero I e II (Virabhadrasana I e II), il cammello (Ustrasana), il ponte (Urdhva Dhanurasana), la candela (Salamba Sarvangasana), più tutte e due le sequenze del saluto al sole A e B (Surya Namaskar).

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posizione del cane

Ecco i consigli di Daniela La Selva ai futuri praticanti

«Se si vuole iniziare questa nuova avventura bisogna essere pronti a mettersi in discussione, ovvero sarà normale cadere. Bisogna cadere per capire cosa si prova nel perdere il proprio equilibrio e, metaforicamente parlando, essere disposti ad accettare di non avere sempre la terra sotto i piedi e quindi tutte le certezze di cui disponiamo normalmente. Il consiglio è quello di lasciarsi andare e farsi cullare dal mare. Il SUP yoga amplifica ancora di più il concetto di Unione, Ekatvam, perché oltre alla tua unione più introspettiva, bisogna essere capaci di amalgamarsi interamente con la forza e la bellezza della natura che ti circonda. I movimenti sulla SUP board sono come una sinfonia che ti riempie il cuore e l’anima di gioia e di vere emozioni, ritrovando il contatto con te stesso e questo fantastico pianeta che ci ospita ogni giorno, ringraziandolo e vivendolo sempre più intensamente».

 

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