Leonardo Fioravanti big

 

Leonardo Fioravanti ha conquistato il suo titolo sulle onde di Oceanside, in California, sfidando 322 surfisti, i migliori, da 36 paesi.  Leo, come lo chiama chiunque lo conosca, da vedere anche nella gallery pubblicata qualche giorno fa, ha ottenuto un punteggio di 10/10 con un aerial perfetto (un giro di 180 gradi sospeso in aria oltre il labbro dell’onda), seguito da un’altra sequenza spettacolare che gli ha permesso di ottenere 19,23 punti. Una notizia che richiama ancora di più l’attenzione se si pensa che solo a febbraio scorso, in seguito a una caduta da un’onda (un wipeout, come si chiama in gergo), il nostro cavaliere degli oceani si era rotto due vertebre e strappato dei legamenti della schiena.

 

Leonardo Fioravanti 2Un condensato della sua biografia: è nato a Roma nel 1997, ha iniziato a surfare da piccolissimo e ora segue le migliori onde da Campione del Mondo. Il talento lo si è visto da subito e la serie di vittorie conseguite nella sua carriera parlano da sole: nel 2005 vince la Ocean 4 teens e poi il Moustick Tour 2007 a Capbreton, Under 12. Dal 2009 è atleta del team Red Bull. Da questo momento è una sfida sempre più complessa, fino alla conquista mondiale: vittoria al 25° Quiksilver Maider Arosteguy (under 14), al Rip Curl Grom Search a Biarritz (under 14) e alla tappa italiana del Quicksilver King of the Groms a Marina di Massa. Lo abbiamo intervistato, ecco cosa ci ha raccontato dal Brasile, tra un allenamento e l’altro.

Come sei riuscito a vincere il mondiale?

Tanto lavoro duro, tanta volontà e ho realizzato il mio sogno. Spero che la vittoria aiuti a far crescere il surf in Italia.

 

Difficile ricominciare dopo l’incidente di febbraio?

Ricominciare è molto duro: anche dopo la guarigione per un mese non ho potuto surfare al mio livello. Sono rimasto 6 mesi in Francia a Hossegor in un centro di riabilitazione (CERS) e mi sono dedicato al recupero tutti i giorni dalle 8 alle 18. Dopodiché ho ripreso a uscire in mare, allenandomi sempre e facendo fisioterapia e infine ho ripreso a gareggiare dopo 7 mesi. La giovinezza aiuta, se l’incidente mi fosse successo più da grande mi sa che avrei avuto maggiori difficoltà a ricominciare.

 

Che cosa serve per arrivare a un risultato come il tuo?

Serve di sicuro il talento: come surfista è difficile arrivare al top e io ce l’ho sempre messa tutta. Serve poi viaggiare tanto e andare dietro ai surfisti più bravi. Guardare quello che fanno e rubare con gli occhi: stare dietro ai migliori è la scuola migliore. C’è da dire anche che buona parte del merito ce l’ha anche il mio allenatore, Jake Patterson, un ex surfista professionista australiano. A cosa vorresti che servisse questo mondiale a fare aumentare la passione per il surf in Italia.

 

Come si svolge il tuo anno?

Tra surf, gare, allenamenti e viaggi. Inizia in Australia, poi mi sposto alle Hawaii, poi in Europa, in Francia per la precisione, dove mi fermo due, tre settimane, poi vado in Brasile, tra ottobre e novembre Brasile e California e poi di nuovo in Australia.

 

Perché ci sono pochi professionisti del surf in Italia?

Da noi non ci sono onde tutti i giorni e quindi l’allenamento e la crescita non possono procedere come servirebbe. Io è da quando avevo 12 anni che ho iniziato la scuola online su Skype e ho potuto seguire un corso di studi regolare pur andando sempre in giro, che è la cosa migliore per quello che dicevo prima: allenarsi e copiare dai più forti. Ci sono dei luoghi dove uscire con una certa frequenza e con belle onde anche in Italia, ma non hai mai la certezza e la costanza che puoi trovare in altri luoghi al mondo.

 

Leonardo Fioravanti 3Ti senti pronto per il salto tra i professionisti adulti?

Partecipo al circuito WQS di qualificazione per il circuito pro (professionistico): i primi 10 entrano nel mondiale “vero”, ma quest’anno per l’incidente ho potuto partecipare a solo due gare su 15. Nel 2014 ho chiuso 22esimo, a poca distanza di punteggio dai qualificati, ma sarebbe stato comunque troppo presto: a 16 anni non avevo né il fisico né l’esperienza per affrontare un impegno del genere.

 

Che cosa serve per gareggiare tra i grandi?

Sia il fisico sia la testa. Serve l’intelligenza di capire quali manovre puoi fare con l’onda che hai scelto e devi capire quale onda scegliere. La hit dura 25 minuti, se prendi le due onde buone e le surfi come sai fare hai vinto, se prendi l’onda scarsa magari non riesci a farci nulla. Serve anche un po’ di fortuna certo, ma quella va conquistata, devi metterti in condizione di meritartela la botta di… fortuna

 

…e ti senti pronto?

Ho davanti ancora un bel po’ di lavoro prima di gareggiare ad armi pari con i campioni, ma spero di riuscirci nei prossimi anni. Di sicuro mi serve più esperienza e più potenza fisica.

 

QUanro dura la carriera di un surfista?

Kelly Slater surfa ancora a 43 anni…

 

Beh, ma lui è Kelly Slater!

Ok, in ogni caso diciamo che fino a 35, 40 anni puoi giocartela bene

 

Quanto guadagna un surfista?

Come gli altri sportivi professionisti, non con le vette di tennis e golf, ma comunque guadagna bene. Di certo, però, non si affronta una carriera del genere per i soldi, il primo motore è il divertimento.

 

Perché il surf e non altri sport da scivolamento come windsurf, kite…?

Il surf è 30mila volte meglio di qualsiasi altro sport.

 

Pratichi anche altre discipline sportive?

Il golf, ho iniziato seguendo il compagno di mia madre e mi è piaciuto. Poi è facile, perché ovunque andiamo c’è un campo da golf nelle vicinanze.

 

Qual è il tuo spot preferito, il luogo dove preferisci uscire in acqua?

Per le condizioni, le Hawaii, per il cuore, sempre l’Italia: amo surfare a casa mia, con i miei amici.

 

Etica del surf: local e stranieri. Quando vai in un posto nuovo, anche tu che sei campione del mondo sei trattato come tutti gli altri?

Beh, è normale, i local vanno rispettati, bisogna lasciargli le loro onde, non rubare l’acqua: mi pare giusto. Ci sono poi quelli cattivi, c’è sempre il local più maldisposto verso gli altri. Ma ci sono anche i local più carini. In ogni caso l’etica del surf è molto forte basta seguire le regole e non ci sono problemi.

 

Consideri il surf uno sport estremo?

Sì, nel modo più assoluto.

 

E il luogo più estremo per surfare?

Teahupoo, l’onda mitica di Tahiti, che ho surfato, ma non nelle sue condizioni più cattive.

 

Paura?

Sì certo, ce l’ho avuta e ce l’ho, la paura. Ma mai come dopo l’incidente, quando, appena caduto, ho sentito dei dolori fortissimi alla schiena e lì mi sono davvero spaventato. La paura, però, è adrenalina, è piacevole.

 

Ti dedichi ad altri sport estremi?

No, io col fisico ci lavoro, non posso metterlo a rischio per un “divertimento” che non sia il surf, perché per me il surf, prima che un lavoro, è un divertimento: io ho sempre voglia di uscire in acqua.

 

C’è mai la volta che preferisci giocare con la Playstation invce che uscire in acqua?

Mai!

 

Film sul surf preferito?

Conosco i grandi classici e mi piacciono: Mercoledì da leoni, Riding Giants, Pointbreak, ma quello che preferisco è Modern Collective, un film sui grandi surfer di oggi

 

Professionisti, si nasce o si diventa?

Lo si diventa con l’impegno, ma il talento ci deve essere, sta là, non è che ti arriva dopo. Da grande cresce solo il fisico e la testa, ma il talento o ce l’hai o non te lo inventi.

 

Chi sono stati i primi a credere in te?

Sono parte del surf team Quicksilver e degli atleti Redbull, surfo con le tavole Euroglass e mi riprendo con Gopro! E dai social lo seguono in migliaia. Le prossime tappe del giovane campione del surf? Dal 12 al 23 Novembre, Hawaiian Pro Alii Beach QS Prime, dal 24 novembre al 6 dicembre la Vans World Cup Sunset Beach Hawaii e, poi, a gennaio 2016 in Portogallo per la finale del world Champion WSL.

 

 

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