giulia conti-Francesca Clapcich
Giulia Conti e Francesca Clapcich - Olimpiadi 2016

Giulia Conti abbandona le regate: è questa la notizia che è circolata a poche ore dalla conclusione della sua esperienza olimpica, a Rio. Ora, per la prima volta dopo l’annunciato ritiro, Giulia si racconta al nostro blogger Maurizio Bertera in un’intervista tratta dal Corriere della Sera di Brescia.

rio 2016

Giulia Conti

Cara Giulia Conti, a parte le attese per una medaglia – andate deluse – c’è una cosa che proprio non riusciamo a perdonarle. È la velista italiana che ha preso parte a più Olimpiadi dopo la Sensini ed è quella che ha vinto di più, sempre dopo la regina del windsurf. Una campionessa così chiude la carriera a Rio dicendo a un gruppetto di giornalisti: “Questa è la mia ultima regata”? Non è tollerabile.

«Io e Francesca (ndr, il prodiere Clapcich) avevamo già preso la decisione un anno fa. Non è stato frutto della delusione in Brasile. Continuo a dirlo, ma non ci credono».

Allora, ci dica il motivo del ritiro a soli 31 anni.

«Quattro campagne olimpiche sono pesanti. Ma quello principale è che in Italia non si può fare solo il velista, tanto più nelle classi olimpiche e non ne parliamo proprio se sei donna».

Giulia, per carità: non si sentirà discriminata.

«Sulle barche grandi non ci vogliono, portiamo sfiga dicono…Comunque, mettiamola così: se una persona deve pensare al suo futuro, meglio che inizi a 30 anni».

Ha voglia di sintetizzare la sua avventura a Rio de Janeiro?

«Siamo arrivate nervose al debutto: tutte le altre classi erano già impegnate, le tavole stavano finendo le qualificazioni. Vedi gli altri in mare, ti carichi senza gareggiare, sale la tensione. Detto questo, il primo giorno siamo andate bene. Poi, abbiamo avuto alti e bassi che ci hanno impedito di entrare con un buon punteggio in Medal Race».

Nostra convinzione: l’inesperienza ha rovinato Flavia Tartaglini e Bissaro-Sicuori che hanno perso nella Medal Race una medaglia quasi sicura. Se lei e la Clapcich partivate nei primi tre, era fatta.

«Bel pensiero: sicuramente ero più abituata di loro alla regata finale. Vero anche che essendo la vecchietta del gruppo, quella con più Olimpiadi e il quadriennio migliore, dovevo vincere la ‘medaglia’. Il problema, eterno credo, che tutti a parole dicono che è una regata come le altre e poi si stressano e trasmettono stress prima agli allenatori e poi ai velisti».

Giulia perdoni. Era alla sua quarta Olimpiade, allenata da un signore come Gianfranco Sibello che ne ha fatte tre da velista e una da coach. Sentire parlare di stress…

«Da questo punto di vista è stata l’edizione più sofferta per me. Per tutto il quadriennio, non c’è pressione, poi alle Olimpiadi ecco che tutti mettono il becco, compresi chi non è della FIV e manco ha mai visto una regata. Devi vincere perché hai vinto sino a tre mesi prima».

Normale, poi è l’unico evento velico seguito dal pubblico.

«Lo so benissimo. Però, non tollero quella mentalità solo italiana che cancella il percorso di una sportiva se ‘buca’ l’Olimpiade. Non è successo solo a me, guardate la schermitrice Errigo. E aggiungo che una storia esemplare in questo senso è quella di Ruth Beitia che a 37 anni ha vinto l’oro o nel salto in alto, al quarto tentativo. Ma visto che tra un Olimpiade e l’altra, lei comunque faceva validi risultati, nessuno in Spagna la considerava sfigata. Cosi è giusto».

E come ha fatto la Sensini, in questo ambiente complicato, a vincere quattro medaglie?

«Intanto è una leggenda. Poi solo ad Atene stava insieme alla squadra, nelle altre occasioni era con il suo gruppo di allenatori, amici e parenti. In questo quadrienno, tutti hanno lavorato bene e la FIV non può essere criticata. Ma al momento decisivo si è persa la serenità. Io sono tornata triste da Rio perché non mi sono divertita, per me si vince solo divertendosi».

È vero che sta per tornare nella Capitale?

«Voglio bene al Garda, ma Roma è la mia città. Il lago per me significa i parenti e ora le vacanze. Sarà bellissimo prenderò a piccole dosi e mai d’inverno».

Quanto durerà il periodo sabbatico?

«Sto facendo tabula rasa, non ho idea. Sicuramente, lo sport è la mia vita e intendo restare in questo mondo. Poi si vedrà come».

Giulia, abbiamo un sogno nel cuore. Lei si pente e sale sul Nacra, catamarano misto, con Pietro Zucchetti: rotta su Tokyo 2020.

«Per carità… Il Nacra proprio non mi piace e penso che Pietro continuerà sul 49er. E poi devo prendere la laurea in Scienze Motorie. Nove esami al traguardo, altro che che Medal Race».

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