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Francesco, partiamo dall’addio di Mascalzone alla coppa di qualche mese fa: te l’aspettavi?

“Era nell’aria da tanto, personalmente la cosa l’ho vissuta come un momento non felice per tutta la vela italiana, perché chiararamente Mascalzone rappresentava una grossa opportunità per il nostro paese per essere presenti in America’s Cup. Oggi quest’opportunità non c’è più, se non attaccata alle speranze di Venezia Challenge.”

Quello di Venezia Challenge è un progetto a cui credi?
“Io incrocio le dita per loro, ma non nascondiamoci che è una sfida difficile, e anche se ci stanno lavorando molto, le difficoltà non mancano. Oggi come oggi prima bisogna trovare i soldi, per poter costruire la barca, metterla in acqua, etc etc, poi una volta fatto questo si può pensare a fare la Coppa America. Non basta avere accordi con i velisti. Detto questo, non mi sembra però giusto né parlare di situazioni che non conosco direttamente, né criticare chi sta lavorando per partecipare alla coppa. Non è corretto poi segare le gambe a chi ci sta provando, ma anzi io incrocio le dita, anzi le incrocio doppiamente visto che il club è palermitano, e spero che trovino le risorse per andare avanti. Purtroppo il momento economico, si sa, è difficilissimo, e probabilmente la rivoluzione che ha fatto Russel Coutts, è arrivata in un momento troppo complicato. Però, ripeto, speriamo tutti che Venezia Challenge ce la faccia.”

Certo che vedere il challenger of record che si ritira, non è certo un fatto positivo…
“È un brutto segno, non ce lo nascondiamo. Le dichiarazioni di Vincenzo però sono comprensibili, lui ha gia fatto due campagne, trovare un budget irrisorio per partecipare a un’altra edizione è normale che non lo appassioni. Ma che questa sia una coppa economica, io non ci credo. Credo che si possa partecipare, cosi come in passato, spendendo poco, ma il budget per vincere rimane identico agli anni passati. Fa ridere Larry Ellison quando dice che questa è una coppa da 5 milioni di euro, non è vero, è la coppa di sempre. L’unica cosa forse diversa è che per partecipare, invece che spendere 10 milioni di euro come probabilmente han fatto nel 2007 China Team e +39, ora serve circa il 20% in meno rispetto a quella cifra. Ma questo non cambia certo la faccenda. Il risultato è che, ad oggi, si ha l’impressione che con i 72 piedi parteciperanno in pochi. Forse ci sbaglieremo, forse tutti quei team nascosti ci saranno, ma ora come ora il feeling comune è che ci saranno 4 team sulla linea di partenza.”

Oggi il forfait di Mascalzone, pochi mesi fa quello di Soldini alla Volvo Ocean Race: dove sbaglia l’Italia della vela?
“Non credo sia un problema italiano, oggi i problemi sono ovunque. La vela italiana è stata solo vittima di qualche circostanza sfortunata, ma sono sicuro che si riprenderà in fretta.”

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