Diciamolo: sono 10 anni, ossia dall’ultima America’s Cup valenciana del 2007, che il popolo della vela è alle prese con l’immensa diatriba mono o multiscafi. E a tanti, la maggior parte, questa Coppa iper tecnologica proprio non è andata giù. Non è vela, non sono barche, abbasso sti ricconi prepotenti alla Larry Ellison, ridateci boline a 2-3 nodi e bordi di poppa da giocarsi tra chi becca il refolo in più.

Tutto comprensibile, ma ogni volta che si fanno discorsi del genere, non è possibile dimenticare che lo spirito di questo trofeo, e dunque la sua peculiarità, è proprio quella di giocarsi la vittoria utilizzando ogni metodo possibile e immaginabile. A partire dai soldi. A partire da Sir Lipton, l’America’s Cup è stata una lotta tra milionari, per dimostrare in mare chi ce l’aveva più grosso (il portafoglio).

Ed è proprio grazie a questo dettaglio, che l’America’s Cup da decenni si fa portatrice sana di tecnologia (ne avevamo parlato anche con il nostro Stefano Beltrando), permettendo alla vela di evolvere. Proprio come sta evolvendo ogni altro sport nel mondo. E proprio come in ogni sport, non mancano i nostalgici. Quelli del tennis di Agassi e Sampras vs Federer e Nadal, della Formula 1 di Senna e Prost vs Hamilton e Vettel, del calcio di Baggio e Del Piero vs Ronaldo e Messi. E della vela di Alinghi e Luna Rossa (se non addirittura del Moro di Venezia e di Azzurra).

Dopo circa 10 anni, con la vittoria di ieri dei bravi e simpatici Kiwi di Emirates Team New Zealand contro i cattivi e arroganti americani di Team Oracle Racing (perché è così che la vedevano media e appassionati), tutto sarà di nuovo messo in gioco. O almeno questo è ciò che tutti si aspettano. Innanzitutto perché rivedremo Luna Rossa, Challenger of Record, perché si tornerà a navigare ad Auckland, luogo che ha regalato tante piacevoli notti insonni agli italiani, e perché potrebbero rivedersi i tanto amati monoscafi.

Ma sarà davvero così? Davvero dopo 10 anni di evoluzione e barche portate a navigare a 45 nodi, adesso i neozelandesi vorranno tornare ai cari 7-8 nodi? Spariranno i foil, presenti ormai in ciascuna delle regate “big” (Volvo Ocean Race, Vendée Globe, etc)? Al momento, non è dato saperlo, ma certamente si può iniziare ad esultare pensando che l’America’s Cup potrebbe tornare un pochino più “umana”, riacquistando un po’ di quello spirito perduto per strada. Quello che rende la vela lo sport più bello del mondo. Quello che riconsegnerà la Coppa ai velisti. E, con il ritorno di Luna Rossa, agli italiani. Pronti a nuove notti insonni e a tornare, tra un gol di Messi, un pit stop di Vettel e un lob di Federer, a parlare al bar anche di virate e strambate.

Questa è sempre stata la magia dell’America’s Cup, vediamo se i Kiwi sapranno ridarcela.

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