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Il crescente e sempre più approfondito interesse con approccio scientifico verso l’alimentazione è passato ormai nella categoria “dato di fatto”, sapere quindi quante calorie ha un cucchiaio di olio, o la quantità di fibre di cui abbiamo bisogno ogni giorno è, diciamo, quasi normale, ma qualcuno si ricorda ancora le ricette delle nonne? Qualcuno conosce le ricette napoletane della nostra più italica tradizione culinaria? Bella domanda! Napoli a tavola in cento parole è il libro, appena uscito per Giulio Perrone, che ci aiuterà, come è accaduto con Slices of Life, a risolvere dubbi e curiosità e, di certo, ispirerà anche i più seri sostenitori dell’approccio scientifico in cucina, un volo culturale nelle più gustose ricette napoletane.

 

Nel testo curato da Vincenza Alfano, scrittrice e giornalista, pure insegnante, con la consulenza culinaria di Angie Cafiero, la più famosa intervistatrice gastronomica e conosciuta esperta di cucina e tradizioni napoletane, insieme alle ricette, si leggono i racconti che fanno da contraltare ai piatti. I testi, scritti da 107 autori, scrittori, attori, musicisti, giornalisti, intellettuali, poeti, sono delle brevi e intense ispirazioni culinarie. Suggestioni che ci portano dentro la storia Napoli in men che un secondo.

Ecco, quindi, l’intervista ad Angie Cafiero che ha fatto suo il motto: È inutile versare rhum…nu strunz nun diventa babba`.

 

Come nasce l’idea del libro?

Avevo un’idea, già da un bel po’ di tempo, di realizzare un libro di racconti e ricette, coinvolgendo i tanti scrittori da me intervistati gastronomicamente, così ho contattato Vincenza Alfano. Mi ha detto che stava pensando ad un progetto sullo stile di quello precedente, e cioè Napoli in 100 parole, dove furono interpellati 100 scrittori, famosi e non, che hanno scritto 100 racconti di 100 parole sulla città, così abbiamo unito le forze ed è nato il libro.

 

Come siete riuscite a coordinare così tante persone e idee?

Vincenza ha seguito tutti e 107 gli scrittori coinvolti che hanno fatto riferimento a lei, io dal canto mio ho voluto trascinare nel progetto alcuni componenti del mio gruppo di Fondamentalisti Gastronomici come Vincenzo Cioffi, il caporedattore di Corso Italia News che ha scritto un racconto molto carino sulle polpette, Rosa Medaglia che ha raccontato delle salsicce e friarielli ed Ileana Luongo a cui son toccati i “Tubetti alla Bovio”. Enza ha fatto un grande lavoro di coordinamento, io di ricerca, cercando di inserire nel progetto i piatti tradizionali napoletani, cercando di farceli stare tutti, e spero di esserci riuscita.

 

Che significato ha il cibo per i Napoletani?

Napoli ormai è una città multietnica ed oltre alle pizzerie sparse su tutto il territorio, quelle del centro storico sono, secondo me, le più caratteristiche e migliori, si trovano ristoranti giapponesi, cinesi, arabi, locali dove si prepara il kebab, oltre a piccoli e caratteristici locali che incontri quando meno te lo aspetti, nei posti più nascosti e che ti offrono piatti antichi che non si preparano più. Ovviamente, vicino a questi, rinomati e segnalati ristoranti nelle varie guide: non dimentichiamo che solo sulla costiera sorrentina, a distanza di pochi km, abbiamo svariate stelle Michelin, come Don Alfonso, Gennaro Esposito, Antonio Mellino, per citarne qualcuno.

 

Una delle tue ricette, semplici e indimenticabili?

Un piatto della tradizione della mia terra, le alici indorate e fritte, mia madre le prepara sempre ed e un buon modo per far mangiare il pesce ai bambini.

 

La ricetta:

Ingredienti:

– 500 gr di alici

– 3 uova

– 50 gr di farina

– sale

– pepe

olio per friggere

 

Esecuzione:

Se avete un pescivendolo compiacente oltre che di fiducia, l’operazione preliminare della pulitura dei pesci con conseguente eliminazione della testa ed eviscerazione la potrete delegare a lui, altrimenti toccherà a voi sporcarvi le mani.

Una volta pulite, sciacquate e nettate, aprite le vostre alici a libro facendo attenzione a non dividere le due parti e a rimuovere la spina centrale. Risciacquatele accuratamente sotto l’acqua corrente e fatele scolare per bene, poi riponetele in un piatto.

In una ciotola battete le uova con sale e se vi fa piacere unite un po’ di pepe.

Passate le alici nella farina e successivamente nell’uovo.

Fate scaldare l’olio in una padellina quindi friggete le alici da entrambi i lati fino a renderle dorate.

Quando saranno dorate, sollevatele e riponetele su un piatto foderato di carta assorbente.

Servitele calde.

 

Che si dice a Napoli delle nuove tendenze alimentari come la cucina crudista o la dieta paleolitica?

Per quanto riguarda me, non le tengo proprio in considerazione, uno perché non ho mai seguito le mode e le tendenze, ho sempre ragionato con la testa mia e con il mio gusto, gusto che naturalmente la fa da padrone nella scelta dei piatti che prediligo. Non dimentichiamolo che sono una grande appassionata di folklore e tradizione che cerco e ritrovo non solo in cucina, ma anche nella storia della mia terra, nelle feste popolari che si rincorrono nell’arco dell’anno, nella cultura, nell’antropologia e nella musica.

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Napoli a tavola in cento parole

A cura di Vincenza Alfano, ricette di Angie Cafiero

Giulio Perrone Editore

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