La mia prima volta in barca a vela. Ormai sono passati alcuni anni. Un invito improvviso di quello che allora era il mio nuovo fidanzato, mi ha catapultato nel dramma del “e adesso cosa mi porto?”.

 

Di tutte le raccomandazioni che lui tentò di farmi me ne rimasero in mente solo due: lo spazio è ridotto, quindi niente valigie rigide perché sono difficili da stivare, e giacca a vento per la sera. Perfetto, avevo capito tutto. 

 

Dopo aver recuperato la sacca più grande che avessi, ho iniziato a radunare le cose più ovvie da portare: costumi da bagno, di cui un paio comprati per l’occasione (quelli usati in Sardegna solo un qualche giorno prima non mi sembravano adatti… e poi erano già visti!), copricostume, magliettine e pantaloncini (quantità non pervenuta). Poi qualche vestitino per la sera, diciamo uno al giorno più qualche extra perché non si sa mai, biancheria intima, due asciugamani, uno per l’acqua dolce e uno per l’acqua salata (chicca letta su qualche sito), beauty, occhiali da sole, cappello, libri, iPod. E poi ovviamente giacca a vento, come da richiesta! Fino a qui, se si esclude la quantità di ogni singola categoria di indumenti, nulla di troppo drammatico.

 

Ma veniamo alle scarpe. Che in barca non si indossassero, lo sapevo. Ora, ciò non toglie che a terra le si debbano portare. Quindi: infradito, sandali bassi, sandali con tacco, zeppe e scarpe da ginnastica. Mi pare sia tutto. Ecco, tutto sbagliato! Dopo aver faticosamente trascinato il borsone sulla barca, aver tentato invano di svuotarne il contenuto in cabina, in quella sottospecie di francobollo che chiamano armadietto, aver visto la faccia attonita del mio fidanzato che se avesse potuto sbarcarmi insieme al cadavere che mi portavo appresso l’avrebbe certamente fatto, ho capito. Less is more.

 

La barca a vela è libertà. Non serve poi molto. Si vive in costume dal mattino alla sera. Al più si può indossare un pareo. Nient’altro. Per tutto il giorno, per tutti i giorni. È il paradiso. Niente scarpe. Mai. Ne bastano un paio per quando si scende a terra (e da usare se volete affrontare qualche navigazione notturna, per proteggere i piedi -e i mignoli!- da tutta la roba attaccata sulla barca). Qualche abitino per la sera è concesso. Dieci per sette giorni, no.

 

Dopo quella prima esperienza e dopo molte altre in cui progressivamente ho affinato la tecnica “bagaglio per una vacanza in barca a vela”, credo di poter stilare una classifica dei “must have” e dei “mai più con“. Ora sono pronta!

 

I “must have”:

1. Sacca morbida. Che tradotto significa non rigida, ma anche medio/piccola!

2. Costumi e prendi sole: con questi ci si può sbizzarrire!

3. Una felpa/pile, una giacca a vento per la sera o le giornate più fresche e un pantalone lungo: a un occhio inesperto può sembrare spazio sprecato a un paio di scarpe in più… ma in effetti non lo è!

4. Beauty compatto, ma super accessoriato! (ne parlerò meglio in un prossimo post)

5. Scarpe: infradito più un paio a piacere, meglio se comode e versatili, adatte sia al giorno sia alla sera. Sneakers… possono essere utili per le escursioni.

 

I “Mai più con”:

1. Mille mila scarpe, specialmente se “tacco 12”: sarebbero messe inutilmente a rischio umidità senza essere mai indossate;

2. Venti tipi di shampoo, balsami e maschere per capelli. In barca l’acqua dolce è limitata, i vostri compagni di navigazione non ve li farebbero nemmeno annusare (anche se io qualche trucchetto l’ho trovato);

3. Quattro cambi d’abito al giorno. Non servono. Sul serio. 

 

Sono una “velista per caso”, inspiegabilmente fidanzata con un “velista per davvero”: mi sembra un buon traguardo, no?!?

 

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