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Quando si incontra una persona fuori dal comune non la si vorrebbe più lasciare andare via. L’originalità si capisce dalla velocità a cui va il pensiero e dall’energia che trasmette la personalità: in un paio di ore di conversazione Ida Castiglioni mi ha dato più informazioni di un’enciclopedia, mi ha fatto rivivere le sue emozioni di regata raccontandomi del suo equipaggio alla Cape2Rio nel 1973, mi ha raccontato di come ha studiato con attenzione e scientificamente le basi per una corretta alimentazione. Di certo è stata una delle pioniere nel considerare l’alimentazione come una medicina. E ha sperimentato, provato, letto, approfondito, cucinato. Ecco l’intervista per i lettori di Sailing & Travel Magazine.

 

Quale è il tuo primo ricordo di vela?

«Quando ero molto piccola ho letto Kon Tiki di Heyerdhal e subito dopo i libri di Conrad che erano in casa. Da ragazzina, in vacanza ai Ronchi, sono andata diverse volte sul Flying Dutchman di un velista fiorentino. Lui non aveva equipaggio ed io cercavo di capire.»

 

Quale è stato il miglior consiglio ricevuto?

«Plymouth, giugno 1976, 3 giorni prima della partenza della OSTAR, la regata per navigatori solitari. Io sono lì che lavoro tutta sola (non avevo team, padri o fidanzati ad aiutarmi), un po’ disperata per tutto quello che ancora devo preparare. Passano Carlo Sciarrelli e Franco Malingri. Franco torna poco dopo e mi da una grossa mano a installare le sartie volanti, Carlo mi chiede cosa penso di fare nelle ore prima della partenza. Il giorno del via infatti trainano le barche fuori dal bacino alle 6 del mattino, quando c’è l’alta marea, ma il via è solo a mezzogiorno. Cosa che costringe i 121 concorrenti a girare avanti e indietro con qualche inevitabile incidente, non certo voluto. Sciarrelli torna il giorno prima del via con due uomini in tuta che portano un pezzo di rotaia curva, in ferro, pesantissima, e una cima verde della Marina Inglese lunga un 50 m. Guardiamo insieme le carte e scegliamo il posto. Le istruzioni di Carlo sono semplici, appena uscita buttare quest’ àncora a perdere, mettere tutto in ordine e mezz’ora prima della partenza tagliare la cima. Fu una scelta meravigliosa. Ricordo che ero lì a guardare lo spettacolo e mangiare fette biscottate. Al via la barca era in ordine ed io serena, l’ideale per affrontare una notte che ricordo terribile con marea, correnti, navi e un sonno inimmaginabile.»

 

Chi ha influito di più sulla tua vita sportiva?

«A casa mia – sono nata a Varese – lo sport era soprattutto quello che si faceva in montagna. Mio padre aveva fatto gare di sci e io – come i miei fratelli – abbiamo cominciato a sciare da piccolissimi. Io ho poi gareggiato per anni fino ai Campionati Italiani Universitari, essendo classificata in slalom gigante. Sono stata tra gli altri club nel Penna Nera e nel SAI Milano. Ricordo anche di aver a volte perlustrato la pista prima della gara con Claudio e Bepi Maletto, che erano bravissimi e venivano anche loro da una famiglia di sportivi.»

 

Chi ammiri di più?

«Attualmente, timonieri ed equipaggi di Coppa America e della Volvo. Jimmy Spithill e Dean Barker hanno dimostrato un controllo nervoso e una freddezza impressionanti. Portare un mostro di 72’ a quelle velocità quando stai perdendo 1 a 8 richiede capacità fisiche e mentali fuori dalla norma. Nella regata intorno al mondo le condizioni sono durissime e le barche fragili: freddo, fatica, sonno, rischi enormi e un’alimentazione orrenda, tutta a base di liofilizzati. Anche sul VOR di Giovanni Soldini la conquista di un record richiede l’adattamento a condizioni estreme, ma su Maserati almeno si mangia decentement,e con molti cereali e un sapiente utilizzo della pentola a pressione.»

 

Quale è il tuo ideale di giornata libera?

«Al mare, tipo Punta Chiappa a Camogli, quando posso leggere e nuotare.»

 

Che cosa fai quando sei a casa?

«A Milano ho difficilmente una giornata libera ma mi ritaglio il tempo per cucinare cibi buoni e leggere. Di solito, leggo diversi libri contemporaneamente ma adesso sono presa da Il Ragazzo Giusto di Vikram Seth: sono a pagina 960 su 1.600. Libro sorprendente.»

 

Abbiamo saputo che sei da sempre interessata all’argomento Cibo e Nutrizione, come ti sei avvicinata a questo mondo?

«All’università ho avuto un’ulcera al duodeno, ai tempi in cui non si sapeva nulla dell’helicobacter e di come guarire. E così ho cominciato a curarmi con il cibo. Sono poi stata per un lungo periodo a Londra, a Battersea Park, in un residence in cui vivevano indiani, indocinesi, pakistani, malesi, ecc. La cucina era in comune e allora ho imparato a cucinare i loro cibi. Ho poi lavorato per anni come architetto a Veysonnaz, in alta montagna. Nel Vallese, a Sion, c’erano già negli anni ‘70 negozi per un’alimentazione sana. Ho cominciato allora a sperimentare.»

 

Che cosa mangi/non mangi?

«Non mangio tutto ciò che è conservato o lavorato industrialmente, o già cucinato e conservato, ad esclusione del prosciutto crudo. Sono intollerante al lattosio e al glutine. Scelgo il latte e lo yoghurt di soia ma uso il grana grattugiato e ogni tanto sgarro con qualche formaggino di capra o il formaggio d’alpeggio che fanno sopra a Bormio. L’intolleranza al glutine fa si che io usi tutti i tipi di riso, miglio, quinoa, tapioca, vermicelli di soia, di mais, ecc. Quindi nessun prodotto da forno commerciale ma quelli gluten free. Mangio la carne solo se invitata perché preferisco il pesce e le uova che mi procurano amici contadini.»

 

Ci racconti di una situazione culinaria estrema mentre navigavi da un continente all’altro?

«E’ stato quando dalle Azzorre a Gibilterra – eravamo in due – ho fatto gli gnocchi. Sullo stesso bordo di bolina e con un bel vento. Prima e ultima volta, però erano buonissimi.»

 

Cosa si mangiava in navigazione durante la Ostar del 1976?»

«Da sola, il menù tipo nella tempesta erano i crakers senza grassi. Quando il tempo migliorava,la cuoca cucinava una pentola a pressione piena di riso o di patate, mangiati così, nature, con olio buono. Con tempo bellissimo, aprivo uno dei barattoli sottovuoti preparati da mia madre: fesa al limone, scaloppine, petto di pollo. Erano meravigliosi. Comunque alla fine era dimagrita 13 kg in 37 giorni di regata.»

 

Come sono cambiate le abitudini alimentari degli sportivi?

«Nella vela oceanica, enormemente. Nella prima Cape to Rio a cui ho partecipato nel 1973 non c’era il pane a lunga conservazione ed avevamo un piccolissimo frigorifero. Adesso il problema in regata sono i pesi per cui si imbarcano soprattutto liofilizzati e si desalinizza l’acqua.»

 

Che cosa non mangeresti mai?

«La Nutella.»

 

Quale è la tua bevanda preferita?

«Il tea come base, poi Pinot Noir e spumante brut, italiano.»

 

In cucina sei una creatrice, come sei arrivata a sperimentare nuove ricette?

«Sono molto curiosa e mi piace sperimentare. Adesso sto usando il sorgo, diversi tipi di miglio africano, il tef. E poi il daikon, il cavolo rapa, la costa cinese, ecc»

 

Quale talento bisogna avere in cucina?

«Passione, pazienza, curiosità e cultura.»

 

Una tua super ricetta per Sailing & Travel Magazine? Con copyright ovviamente!

«Risotto con la zucca light. Per ogni 200 gr. di riso Carnaroli, gr. 300 di zucca mantovana pulita, gr. 600 d’acqua, 1 dado vegetale senza grassi idrogenati, 1 cipolla tritata fine, 3 cucchiai d’olio evo, 1 cucchiaio colmo di farina di riso. Cuocere la zucca nell’acqua con il dado e quando è cotta schiacciarla con la forchetta. In una pentola non aderente cuocere la cipolla nell’olio facendola appena imbiondire, unire il riso e girarlo per qualche minuto, cominciare a unire il brodo, un mestolo alla volta. A 5 minuti dalla cottura unire la farina di riso sciolta in mezza tazza d’acqua. Volendo si può aggiungere del grana grattugiato dopo aver spento il fuoco. Lasciar riposare 5 minuti prima di servire. Io lo faccio anche in barca d’inverno usando la pentola a pressione unendo il riso e la cipolla al brodo con zucca. Far cuocere 7 minuti dal fischio. Spegnere e lasciar riposare finché non è più in pressione.»

 

 

About Ida Castiglioni – “Una donna, una barca e l’Oceano”

Ida Castiglioni è nata a Varese, è giornalista professionista, laurea in architettura, master in comunicazione. E’ in ADI nella Commissione Materiali per il Compasso d’Oro. E’ stata campionessa di sci, ha insegnato al Centro velico di Caprera e ai Caraibi, ha trascorso un anno in Polinesia e ha vissuto anche in Svizzera e a Londra.

Ida Castiglioni, ha fatto parte dell’equipaggio del Namar IV nella Cape to Rio del 1973. Sul Kialoa, con un equipaggio di sole donne, ha partecipato ancora una volta a questa regata nel 1976. Sempre nel ’76 su Eva, uno Sparkman & Stephens di 35’, ha regatato nella Ostar, la competizione per navigatori solitari da Plymouth a Newport, classificandosi al 30° posto su 121 partenti e prima degli italiani.

Segue da anni la Coppa America e le più importanti regate internazionali per la stampa specializzata.. Svolge contemporaneamente l’attività di architetto e designer.  Ha un figlio che studia medicina

 

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