Immaginate una pista di sabbia con in mezzo un lago vulcanico e un solo sperone roccioso su cui sta sospeso un faro che improvvisamente spunta nell’immensità del mare. 

Nella minuscola isola Clipperton o Isola della Passione, oceano Pacifico, 911 miglia nautiche di distanza da Acapulco, si è scritta una delle pagine più tragiche della storia dei mari. A raccontarla e tramandarla tra le leggende più inverosimili è stata una donna, Alicia Rovira Arnaud, protagonista e superstite di quella terribile avventura. Allo scoppio della guerra del guano, all’inizio del Novecento, l’isolotto era sfruttato da una società americana che aveva inviato sul posto tre guanos incaricati dell’estrazione del prezioso materiale fertilizzante. Una compagnia avversaria, la inglese Pacific Islands Company, sollecitò allora il governo messicano a occupare militarmente lo scoglio, considerato una eredità dell’impero spagnolo, per ottenere la concessione sul guano. 

 

b2ap3_thumbnail_capitano-ramon-arnaud.jpgScacciati gli occupanti statunitensi, l’11 settembre 1905 i messicani alzarono la loro bandiera e consegnarono a sir Arthur James Brander, rappresentante della Compagnia Limitata dei Fosfati del Pacifico, lo sfruttamento del fertilizzante. Una guarnigione messicana, guidata dal capitano Ramón Arnaud (nella foto), nato a Arizaba, di origini di Barcellonette, sulle Alpi francesi, prese stabilmente posto sull’anello sabbioso di Clipperton, circondato dalla barriera corallina, con una circonferenza di 12 chilometri, una superficie di sette chilometri quadrati, un diametro di meno di quattro chilometri e dalla larghezza massima di 400 metri al cui interno si trova un lago di acque solforose, paradiso d’insetti ed in specie delle zanzare, liquido fisiologico emesso dal sottostante vulcano. 

 

In quel paesaggio piatto e uniforme, puzzolente e arido, invaso dai granchi, dove si alza solo una roccia di trachite di circa 20 metri e una minuscola piantagione di noci di cocco, Arnaud inizia la costruzione di un vero e proprio villaggio. Sarà sua moglie Alicia Rovira a raccontare a posteriori la progressiva rivincita della natura ostile all’insediamento umano, là in quell’avamposto del nulla dove non si spingerà un solo nemico. Nel vortice della rivoluzione messicana, poi, l’esercito dimenticherà quel gruppo di federali inviato a presidiare il più inutile dei territori. Così l’ultimo contatto con una nave avviene il 25 giugno del 1914 quando la Cleveland giunse di fronte a Clipperton per prelevare i naufraghi della Nokomis. Tre marinai, infatti, con un canotto erano riusciti a raggiungere Acupulco per scampare all’isolamento e uno di loro era morto nella traversata. 

 

b2ap3_thumbnail_clipperton.jpgDa quel momento nell’isolotto scattò l’emergenza alimentare che portò, inevitabilmente, alla comparsa dello scorbuto. Soldati, bambini e donne vennero così decimate dal male oscuro. Il 29 maggio 1915 il capitano Arnaud e altre soldati cercarono invano di raggiungere una nave che, indifferente, transitava davanti alla miseria di Clipperton ma, nel tentativo di inseguirla su un fragile scafo, finirono in mare divorati dagli squali. Rimasero in vita solo poche donne e orfani, più il guardiano del faro, spento da tempo, Victoriano Alvarez, detto El Negro, un uomo rude e scontroso, inviso al resto della popolazione. Ridotti a poche unità, il prezioso nettare delle noci di cocco fu sufficiente ai superstiti per sconfiggere lo scorbuto.

 

In poco tempo, racimolando le armi, credendosi in re dell’isola, Victoriano instaurò un regime violento uccidendo e violentando le donne e facendo una infausta promessa: «Il giorno che una nave si approssimerà, ucciderò tutti impedendo così che il mondo venga a conoscenza delle mie malefatte». Ma il 18 luglio 1917, mentre si profilò al largo la sagoma di una nave, Alvarez dormiva. Così i bambini avvertirono le donne che uccisero con pietre e martelli il “mostro” di Clipperton. Si trattava di una nave militare americana la U.S.S. Yorktown in perlustrazione in quella zona di mare, a caccia di basi segreti per i sommergibili tedeschi impegnati nel primo conflitto mondiale.

 

Quando il giovane tenente Raymond Kerr scese sull’isola venne a conoscenza di quella storia terribile, fotografò il cadavere di Alvarez e fece salire sulla scialuppa i superstiti, in tutto due donne, una ragazza, un’adolescente e sette bambini. All’arrivo a Salina Cruz, i miracolati di Clipperton vennero festeggiati per tre giorni. Da tre anni erano creduti tutti morti. Ma la vicenda della fine di Alvarez portò Alicia e Tirza, le due uniche donne superstiti, davanti al tribunale che le assolse. 

 

Il reintegro dei sopravvissuti non fu facile nel caos politico messicano. La vedova del capitano Arnaud avanzò domanda di vitalizio che, però, le venne concesso solo nel 1921, ma se lo godette poco: morì nel 1924 per un attacco di polmonite fulminante. Solo una volta un superstite della tragedia, ha rimesso piede a Clipperton: nel 1980 Ramón Arnaud junior, figlio dell’ex governatore, nato sull’isolotto, fu invitato dal comandante Jacques Ives Cousteau a raggiungere Clipperton con un idrovolante. 

 

L’arbitrato tra Messico e Francia, avanzato nel 1909, su infine deliberato nel 1931 – dopo ben 22 anni – da Vittorio Emanuele III che assegnò quell’inutile anello sabbioso a Parigi. Quasi nessuno al Quai d’Orsay si ricordava di quella pratica. Oggi Clipperton è deserta e disabitata, è un ecosistema particolare fitto di noci di cocco ed è visitata saltuariamente da spedizioni scientifiche e navi militari francesi per rinnovare la bandiera. Ogni volta presenta delle sorprese: relitti di navi, animali, scritte sui muri delle baracche. Nel 1978 è stato trovato un gatto.

 

Nell’assenza di vita sull’isola, la tragica leggenda di Arnaud resta un esempio della  follia sorda dei grandi governi e della disperazione dei loro inconsapevoli strumenti, in questo caso un manipolo di soldati, donne e bambini che si scontrarono con la  violenza degli elementi naturali e la spietatezza dell’oceano.

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