genova

Un nome perfetto per una manifestazione che attira ogni anno un sempre maggior numero di visitatori, SLOW FISH 2017: la rete siamo noi, in programma al Porto Antico di Genova dal 18 al 21 maggio, è un evento internazionale dedicato al pesce e alle risorse del mare.

Organizzata dall’associazione Slow Food Italia, la manifestazione punta sul risveglio della consapevolezza dei consumatori che avranno la possibilità, davvero, di saperne di più su temi come il giusto approccio all’acquisto del pesce, il rispetto della biodiversità, il rapporto tra cibo e salute, la riduzione degli sprechi. Tra conferenze, documentari e laboratori, si potrà girare tra stand e bancarelle, imparare ed assaggiare…

slow fish

Oliviero Toscani, Palamita

In pratica: assaggi e degustazioni

Per avere un’idea di che cosa succederà a Genova, si parte da Casa Slow Food, punto di incontro delle comunità della pesca internazionale, per conoscere le loro storie da condividere. Da qui, in stile Boqueria di Barcellona, si prosegue per le bancarelle di pesce fresco dove si potranno assaggiare i piatti cucinati dai pescatori, è il nuovo Fish-à-porter del Mercato di Slow Fish. Al Punto Gamberi si imparerà tutto sui gamberi rossi e rosa pescati nelle acque sanremesi e all’evento Mixology si imparerà a conoscere i cocktail e come prepararli a casa, bevendo consapevolmente. L’Enoteca presenta 300 etichette selezionate dalla banca del Vino e non mancherà il cibo di strada, arancini siciliani, cacciucco livornese, fritture di pesce dell’Adriatico.

Coconut shrimp stew

Dall’Ecuador, l’encocado, un tipico esempio di contaminazione gastronomica – Foto shutterstock.com

E poi i piatti degli chef: come la zuppetta mediterranea di ceci di Cicerale con alici di menaica degli chef Pasquale e Luca Tarallo del Ristorante Paisà di Montecorice, Salerno, mentre Danilo Antonio Vasta del Ristorante T-Porto di Muggia in provincia di Trieste fa abboccare con il cala-friùl: calamaro farcito al formadì frant, pan di sorc, entrambi Presìdi Slow Food, e timo marittimo, accompagnato da un bagnetto di fave e cipolla di Cavasso e della Val Cosa. Dall’Ecuador, Esteban Tapia porta l’encocado, un tipico esempio di contaminazione gastronomica, risultato dell’incontro fra le tradizioni locali e quelle africane, miscelando le materie prime dell’Oceano Pacifico con il profumo degli agrumi, il dolce del cocco e il piccante del peperoncino.

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Barche di pescatori, Phat Thiet, Mui Ne, Vietnam – Foto shutterstock.com

In teoria: imparare a mangiare per tutelare il mare

Per chi ha intenzione di cambiare la propria dieta e preservare il mondo marino, si possono frequentare delle conferenze a tema nel corso del Master of Food Sabato: tra i corsi, il 20 maggio si tratterà di Nutrizione e… non pesci, per scoprire le alternative del mare senza intaccare gli ecosistemi acquatici: meduse e alghe, molluschi e crostacei. Domenica 21 maggio il tema sarà Pesci di plastica: in mare si contano 250.000 frammenti di microplastiche per chilometro quadrato, cosa si può fare? A lezione molti suggerimenti per i consumatori anche su come sfatare molti miti ittici e acquisire nuova consapevolezza relativa a come e cosa mangiare, dal sushi al salmone, dalle etichettature alla sostituzione di specie, in pratica una frode commerciale: si acquista una lenguata senegalese (valore 4 euro/kg) al posto della sogliola, il brosme (valore 7 euro/kg) al posto di stoccafisso e baccalà, i moscardini al posto dei polpi (valore 4 euro/kg).

Al mare, al cinema. Alamar, il film in Italia

A Genova durante Slow Fish, il 20 maggio alle 17 al Porto Antico e alle 19 al Cinema dei Cappuccini e dal 25 nei cinema di tutta Italia, sarà proiettato il film Alamar, del regista Pedro González-Rubio. Il film, ambientato in un atollo dal mare incontaminato, il Banco Chinchorro, racconta la storia di Matraca un vecchio pescatore che pesca con i metodi antichi del luogo, metodi tradizionali e non distruttivi del sistema marino. Un giorno suo figlio Jorge lo raggiunge con Natan, il nipotino di 5 anni che vive in Italia con la mamma. Prima che il piccolo inizi ad andare a scuola, Jorge vuole fargli conoscere le sue origini e il luogo in cui vive. Giunti a Banco Chinchorro, Natan e Jorge accompagnano ogni giorno il nonno a pescare, scoprendo una profonda connessione con la natura, imparando a perlustrare l’affascinante mondo che si cela sotto la superficie marina.

Pedro González-Rubio

Alamar to the sea, Pedro González-Rubio

Quel che Natan imparerà in mare in questo viaggio ancestrale rimarrà sempre con lui. Banco Chinchorro, l’atollo corallino messicano più grande dell’emisfero settentrionale è Riserva della Biosfera, è situata nel Mar dei Caraibi e rappresenta una realtà marina unica. Qui vivono solo pescatori, una quarantina, in palafitte lontane dalla costa, circa 35 km. Il paese più vicino si chiama Mahaual, nell’estremo sud della Penisola dello Yucatàn, Stato del Quintana Roo, Messico, tra la barriera corallina e Chetumal, che è appena a nord del Belize. Da Mahaual, servono due ore in barca per raggiungere la barriera e le palafitte. Questo è un mondo da preservare e da proteggere secondo la filosofia di Slow Food e Alamar ne racconta tutta la poesia.

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Alamar, padre e figlio nel magnifico scenario della Riserva di Banco Chinchorro

Banco Chinchorro è un atollo corallino situato nel Mar dei Caraibi a circa 35 chilometri dalle spiagge bianche del villaggio di pescatori di Mahahual (nell’estremo sud della Penisola dello Yucatàn, Stato del Quintana Roo, Messico), vicino alla frontiera del Messico con il Belize. Per la sua posizione è inserito nel macrosistema della Barriera Corallina Mesoamericana (Sistema Arrecifal Mesoamericano), la seconda più estesa al mondo, dopo quella Australiana. Dal 1992 è Riserva della Biosfera, quindi soggetta a una rigida regolamentazione di protezione ambientale che vincola le attività che vi si svolgono a principi di conservazione della biodiversità e armonizzazione dell’intervento umano con la natura. La Riserva è separata dalla costa da una fossa oceanica che corre a 1000 metri di profondità. Per raggiungere Banco Chinchorro dalla terra ferma occorrono quasi 3 ore di traversata in barca, fatto che ha contribuito enormemente a mantenere questo luogo come una delle zone più cristalline e incontaminate di tutti i Caraibi.

 

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