Etna

Lo spettacolo è da togliere il fiato. Un profondo cratere da cui si levano fumate acide, sulfuree, crepe che lasciano intravedere prossime colate. E sullo sfondo, il blu intenso del Mediterraneo. È venerato come una divinità Iddu, A Muntagna, Mongibello ovvero l’Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Una Sicilia inattesa, attraverso vallate selvagge, agrumeti e vigneti a perdita d’occhio, tornanti che salgono tra le nuvole, antichi casolari, borghi fascinosi, sontuose ville dei nobili di un tempo. Dove si fa tappa dai produttori di vino pregiato, chef emergenti, relais di charme.

Vulcano

Paesaggio lunare tra le pendici dell’Etna, Sicilia – Foto shutterstock.com

Il must è la mitica Statale 120 che porta alla medioevale Linguaglossa con la chiesa di S. Egidio, i vicoli profumati di gelsomino, i portali seicenteschi e i mascheroni in pietra lavica. Altra strada spettacolare la Mareneve, sinuosa come un serpente, preferita dai motociclisti che collega la costa ai paesini etnei del versante orientale immersi in un paesaggio lunare. Lungo il percorso sfilano davanti agli occhi paesaggi da film, come le Gole di Alcantara, 50 metri di altezza, nate dall’incontro tra le lave roventi e le gelide acque del fiume.

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Una scenografia di forme geometriche, imponenti pareti rocciose che si riflettono in uno specchio di acqua limpida dove ci si può immergere durante la bella stagione. A duecento metri dal fiume, c’è Al-cantàra, l’azienda vinicola di Pucci Giuffrida, amministratore di beni confiscati alla mafia per lavoro e vigneron per passione. I suoi Amuri di fimmina e Amuri di matri si sono aggiudicati la medaglia di bronzo per i vini rosati al Vinitaly 2014.

alcantara

Le Gole di Alcantara – Foto shutterstock.com

Da non perdere la mitica pasticceria Santo Musumeci che serve la granita più buona della Sicilia. Da assaggiare assolutamente la “mastrantonia” fatta solo nel mese di giugno con le omonime ciliegie di S.Alfio, piccolo paesino etneo.

colazione siciliana

Granita siciliana – Foto shutterstock.com

Si cena ai 4 Archi: nel menu tanti presidi Slow food come il cavolo trunzu di Aci, un cavolo rapa dalla striature violacee coltivato anticamente negli orti di Acireale, servito stufato con pomodoro. Imperdibile la pasta con i masculini da magghia, le alici tipiche del mare siciliano, anche queste Presidio Slow food, insaporite con uva passa, pinoli e finocchietto.

pasta con le sarde

La pasta con le sarde, ricetta siciliana – Foto shutterstock.com

E non ci si piò far mancare una notte da Donna Carmela, in una dimora storica immersa nel più importante vivaio del Mediterraneo. Da non perdere il capocollo con salsa al cioccolato, tortino di patate con taccole e fave di cacao cucinato dallo chef Andrea Macca, allievo del famoso Ciccio Sultano. La camera migliore è la Lodge Foresta.

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