i_due_reportage_piu_belli_del_mese

i_due_reportage_piu_belli_del_meseCi capita ormai sempre più spesso di ricevere, da parte dei nostri lettori, dei commenti ai nostri articoli che non smetteremmo mai di leggere. Piccoli reportage, prima ancora che semplici commenti. Racconti di viaggi vissuti sulla propria pelle, ricchi di emozioni ed esperienze. Per cui, oltre a ringraziare tutti per essere parte integrante del mondo di Sailing & Travel (e, non smetterò mai di ripeterlo, senza di voi S&T non ci sarebbe), da questo mese abbiamo deciso di selezionare i commenti più belli e riportarli in un post del mio blog, così da potergli dare ancor più visibilità. Quella che si meritano…

Ecco allora i due commenti che abbiamo selezionato per il mese di febbraio. Complimenti a Francesca e Graziano, i due autori, e ovviamente grazie a entrambi. Continuate a scrivere e a seguirci!

Commento di Francesca Pitacco lasciato il 31 gennaio 2013 all’articolo Patagonia, il mondo alla fine del mondo
Bellissimo ricordo di una terra e un mare fantastico, di una settimana in barca a vela nel Beagle con mio marito Mitja, Marcel e Annemie, due belgi incontrati sul molo a Ushuaia. Di una cavalcata con loro e i cavalli ammaestrati da José a Yendegaia. Ma come ci insegna Sépulveda in Patagonia si arriva e si viaggia “con pazienza, amico. Con molta pazienza”. E allora – per rispondere anche a un commento di Paola Manfredi sul declino delle riviste di viaggio nel quale si lamenta il fatto che nessuno legge più reportage di viaggio – perché non “assecondare” i post del blog ai luoghi? Ci sono certe mete che vengono esaltate dalla descrizione rapida di alcuni particolari. La Patagonia no, è lenta, ha bisogno dei ritmi della barca e del bus. Spero ne scriva ancora. Un reportage a puntate come le novelle dell’Ottocento, ma on line. Lo so che non è molto, ma io la seguirò con piacere!

Commento di Graziano Perotti lasciato il 21 febbraio 2013 all’articolo “Bali, cos’è rimasto dell’isola mito degli Anni 70
La buca n.12 che si affaccia su Tanah Lot…questa non la sapevo, era il mio paradiso, sono passati 35 anni dalla mia prima visita mi ero fermato 32 giorni.volevo scrivere un libro, ho partecipato a feste di una bellezza e autenticità incredibile…c’erano 7 bungalow circondati da alte palme a Kuta il bagno era fuori attorniato da fiori dai mille colori, andavo in bagno e come per magia sentivi in lontananza la musica gamelan…seguivi la musica e ti ritrovavi ospite di una festa….spesso eravamo non più di 2 persone…l’unica cosa che sono contento sia cambiata è che non ci sono più i venditori di enormi ravioli fritti ripieni di carne di tartaruga…tutto il resto non è più la Bali dei miei sogni…e l’ultima mia visita risale a 15 anni orsono…non oso immaginare ora. A Jimbaran dovevi dormire con i pescatori…e non parliamo del Waiang Kulit (teatro delle ombre balinesi) che potevi vedere nei villaggi…oppure la varie danze tradizionali in occasione di una miriade di feste…non a teatro per turisti… La prima volta che ho assstito alla danza delle rane è stata in una vicina foresta a Ubud….cento balinesi in occasione di una limatura dei denti… Un crescendo rossiniano in stile balinese, la suggestiva musica Gamelan, stelle da toccare, fiaccole e…Bali. Pazzesche.

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