marina-stella-ucina-10-domande-big

 

1. Made in Italy, eccellenza, qualità e internazionalizzazione, sicuri che non era possibile uscire da questi stereotipi?

marina-stella-ucinaPerché dire che sono stereotipi? In un periodo in cui tutto il paese è in enorme difficoltà non si può pensare che un solo comparto industriale possa andare diversamente. Non mi sembra sbagliato puntare sulle carte migliori che si hanno in mano nel momento in cui si rischia di perdere la partita. E l’Italia secondo me si differenzia rispetto ad altri Paesi per avere una storia fatta di eccellenza creativa, buon gusto, amore per il bello e capacità di innovare, tutti valori che la distinguono nel mondo. Sarebbe folle non sfruttare queste caratteristiche per timore di essere banali. Quanto all’internazionalizzazione, per ridare vita ad un comparto il cui mercato interno è molto debole, bisogna rendere disponibili nuovi mercati, all’estero; il Salone ha provato a farlo assumendosi l’onere di invitare decine e decine di stakeholders (sia giornalisti che buyers) da paesi esteri. Non so se ci si rende conto dello sforzo enorme che vuol dire invitare rappresentanti di testate di settore di 40 (40!!!) Paesi diversi e cosa questo comporti in termini di ricaduta. Quando mai, piccoli medi cantieri hanno avuto la possibilità di mostrare il loro prodotto a rappresentanti di un mercato potenzialmente così vasto?

 

2. Dopo decenni in cui per vedere le barche si è preferito puntare sul lusso invece che sull’idea di andare per mare, gli italiani ora pensano che armatore uguale evasore: quanta responsabilità hanno il salone, i cantieri e Ucina?

Sinceramente, penso poco il Salone, che oggettivamente si svolge in un contesto di tipo tecnico, pochissimo Ucina che in questi anni ha lavorato con il progetto Navigar m’è dolce per promuovere  cultura del mare  e nautica diffusa in particolare nei confronti dei giovani. È tuttavia innegabile la leadership mondiale della cantieristica italiana nel comparto dei superyacht. Il target dell’esclusività del prodotto è quindi stato  perseguito dagli uffici stampa e dagli uffici marketing che negli anni passati hanno trovato un perfetto asse con i mezzi di comunicazione. Purtroppo non esiste una controprova per cui si possa dire oggettivamente che sarebbe stato meglio puntare all’educazione e allo sviluppo di una cultura nautica anche in quei momenti di splendore economico perché per decenni il sistema ha funzionato pur con l’utilizzo di parole come lusso, esclusività, sogno e privilegio. Oggi è sicuro che quel sistema di valori non funziona più, o comunque non funziona per tutti. Il Salone 2014, con la giusta umiltà, è il primo passo per sdoganare definitivamente la barca da ogni pregiudizio. È un percorso lungo per un obiettivo ambizioso, che non si può risolvere in soli 6 giorni di manifestazione, ma che è cominciato.

 

3. Quanta gente arriverà per parlare qualche ora con Max Sirena?

All’interno del nostro contenitore del Teatro del Mare, Max Sirena ha incontrato la stampa e gli appassionati, che sono numerosi, raccontando della sua esperienza di timoniere di Luna Rossa. Ha visitato il Salone e si è intrattenuto con i bambini alla FIV e alla Lega Navale. È stato questo l’obiettivo della sua presenza al Salone Nautico.

 

4. Quand’è che per andare all’estero la nautica italiana comincerà a muoversi come una entità compatta e non come una costellazione di cantieri?

Questo è un tema che riguarda in generale tutto il sistema industriale italiano: le imprese italiane non fanno sistema, al limite si muovono in squadra e per questo obiettivo UCINA sta lavorando per fare che aziende  concorrenti tra loro, ogni giorno dell’anno, in Italia come all’estero, si confrontino in Associazione per trovare una sintesi e ottenere delle economie di scala nelle loro presenze all’estero con una razionalizzazione di alcuni investimenti importanti come quelli per i trasporti.  Ucina organizza inoltre ogni anno collettive per gli operatori che non riescono/vogliono ad andare da soli sui mercati esteri così come in questo ultimo Salone, un enorme sforzo, organizzativo ed economico, è stato fatto per portare la stampa e gli operatori stranieri a conoscere direttamente la produzione italiana.

 

5. Comincerete ad accettare le critiche dalla stampa senza gridare al regicidio?

È una domanda un po’ tendenziosa, evidentemente. Non ricordo denunce di lesa maestà nei confronti di nessun organo di stampa. Comunque, la risposta alla prima parte della domanda è sicuramente sì, accetteremo le critiche quando costruttive e risponderemo nel merito quando necessario.

 

6. C’era davvero bisogno di I Saloni Nautici Spa, la nuova società che si pone tra Ucina e l’Ente fiera, o sarà solo un costo in più?

Non ci sono costi in più, anzi maggiore efficacia e razionalizzazione dei costi, come necessario in questo momento per rispondere alle aziende e al mercato. La creazione di una società terza nasce proprio dalla volontà di invertire la rotta per lavorare sulla creazione e potenziamento di una cultura nautica che dilati durante l’anno il Salone Nautico attraverso eventi, manifestazioni, incontri che non si limitino al solo mese di Ottobre. I Saloni Nautici nasce dall’esigenza da parte dell’associazione di categoria di creare uno strumento giuridico che permetta di assicurare la governance  del prodotto all’industria attraverso l’Associazione puntando su una squadra organizzativa impegnata a lavorare attivamente e per tutto l’anno sul prodotto.

 

7. Puntare sul turismo nautico: sì, ma come?

È un cammino lungo che è cominciato con la riduzione dell’Iva per i marina, con la centralità della vela e del mondo correlato (scuole vela, charter, marine, partnership con fiv e lni, ecc) durante l’ultimo Salone. Quello  che si sta cercando di fare attraverso il Salone in realtà è un percorso nuovo che prevede l’allargamento dell’offerta turistica al visitatore anche di altre eccellenze tipiche italiane. Nel Salone 2014 si è cercato di valorizzare il binomio con il buon cibo di qualità, attraverso la partnership con Eataly, prima di una serie di possibilità che aiuti il diportista italiano e/o straniero a scegliere di fare diporto in Italia, dove può trovare oltre al Mediterraneo, probabilmente il mare più bello del mondo, una porta di accesso a enogastronomia di qualità, arte e cultura e auspicabilmente  un’ottima accoglienza .

 

8. Ucina è composta da cantieri italiani ed è direttamente coinvolta nell’organizzazione del Salone. Allora perché gli stessi cantieri italiani continuano a preferire Cannes a Genova?

Non è esattamente vero. Alcuni cantieri preferiscono andare a Cannes, non tutti, e il Salone di Genova 2014 lo dimostra. Il mercato che è sovrano ha definito una forte segmentazione delle manifestazioni espositive, dando a Monaco, Cannes e Genova un proprio specifico posizionamento. Voi credete davvero che Cannes sia sufficiente per assorbire i 109mila visitatori visti a Genova e accontentare le centinaia di espositori del padiglione B o del Sailing World?

 

9. Lo dimostra uno studio della National Marine Manifacturers Association, l’Ucina statunitense: l’87% dei diportisti ha iniziato a navigare da bambino. Cosa si sta facendo per portare i più piccoli in barca?

Il  programma Navigar m’è dolce di Ucina si muove in tal senso, con eventi organizzati in collaborazione con Fiv, Lega Navale, Fic ecc. su tutto il territorio italiano, ma si può fare di più per portare il mare nelle scuole e nei piani di offerta formativa. La nascita di ISaloni Nautici, con le possibilità che possono esplorare questa società con le persone che vi lavorano, il recupero della vela e del mondo che vi gira attorno, è il primo passo.  

 

10. Fare crescere la partecipazione è prioritario per l’industria nautica nel suo complesso: solo vendendo barche e servizi il comparto può crescere. Cosa si sta facendo per allargare la base dei diportisti?

La decima risposta è il sunto delle nove risposte precedenti: il primo aspetto è cambiare definitivamente, normalizzandola, la percezione che si ha nei confronti di chi possiede una barca,  attraverso il dialogo costante con le istituzioni e la politica, rendendo più semplice e meno esclusivo l’andar per mare.  Questo agevolerà lo sviluppo di una nuova cultura nautica, che passa attraverso la sinergia con le altre eccellenze tipiche del Made in Italy, la promozione del turismo nautico, in Italia e all’estero, la facilitazione della capacità di esportazione dell’industria nazionale per le aziende ancora poco strutturate.

Commenti