Se pensiamo a quanto siano cambiate le nostre abitudini alimentari negli ultimi anni ci sarebbero da fare delle considerazioni.

 

 

 

 

 

 

 

Un bambino di 5 – 7 anni, del peso di 15-18 kg, come cita l’Indice Terapeutico, edizione 1937-38, anno XVI, avrebbe dovuto seguire la seguente dieta:

– Colazione: latte 50 gr., zucchero 5gr., burro 5 gr., pane 25 gr.

– Pranzo: zuppa con farina, burro 5 gr., pane 50 gr. , 1 uovo

– Merenda: latte 100 gr., zucchero 5 gr., burro 5 gr., biscotto

– Cena: zuppa con farina, burro 5 gr., pane 50 gr., 1 uovo

 

Per confrontare la dieta degli anni Trenta con una dieta attuale, avere un’idea delle indicazioni per una corretta alimentazione, trovare tabelle dei valori nutritivi dei cibi si può far riferimento all’INRAN, Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, l’ente italiano le cui attività di ricerca e divulgazione sono rivolte allo studio degli alimenti e del loro ruolo nel mantenimento della salute e nella prevenzione del rischio di malattie correlate all’alimentazione. Ma l’Istituto, di cui è comunque ancora attivo il sito, è stato chiuso nell’ambito della spending review del governo Monti, come da decreto del 6 luglio 2012. Quindi, per avere informazioni più fruibili e fresche da fonte scientifica e, oltretutto, molto conosciuta anche dal pubblico di appassionati dell’alimentazione, ci rivolgiamo al dott. Filippo Ongaro, Medico Chirurgo, Direttore sanitario dell’Isitituto di Medicina Rigenerativa e Anti-Aging (ISMERIAN) di Treviso, per capire che cosa bisogna mangiare per stare bene.

 

Dott. Ongaro che cosa ci può dire della dieta dei ragazzini negli anni Trenta?

«È una dieta che riflette un momento storico molto diverso. Ci si muoveva molto di più, il riscaldamento nelle case era poco, il cibo era più genuino e raramente era in eccesso, anzi semmai era scarso. Quindi è una dieta inadatta a risolvere i problemi di oggi: questo non vuol dire che sia peggio della dieta tipica dei bambini di oggi che eccedono in merendine e bibite varie.»

 

Che cosa ci consiglierebbe oggi?

«Di mangiare per vivere e non di vivere per mangiare. E’ una questione di testa, di cultura e di motivazione prima che di nutrizione. Il cibo è un nostro alleato se lo usiamo per nutrirci, quando diventa un modo per compensare problematiche emotive e stress diventa un nemico e ci crea nel tempo molti  problemi. Quello che dobbiamo prediligere sono le verdure, i cereali nella forma integrale e le proteine nobili cercando di assumerne tutte le varietà ma prima di tutto pesce azzurro pescato.»

 

Che cosa bisogna evitare?

«Gli zuccheri, un eccesso di cereali raffinati, grassi di origine animale e grassi idrogenati

 

Un luogo comune da sfatare?

«Che il cervello abbia bisogno di zucchero. Lo zucchero che serve alle cellule viene prodotto dal fegato a partire da nutrienti complessi.»

 

Ecco, quindi, che il quadro inizia a diventare più chiaro e anche più semplice di quanto possa sembrare. La scelta dei cereali integrali, variante aggiuntiva nella dieta di oggi, di per sé non comporta molti problemi, ormai infatti anche la maggior parte dei supermercati tratta cibi integrali, promossi perché contengono molte fibre, la cui utilità per l’organismo è stata definitivamente riconosciuta, oltre a sostanze bioattive, come polifenoli e antiossidanti che possono avere ulteriori effetti benefici. Le fibre definirebbero un minor rischio di malattie cardiovascolari, un maggior controllo del peso, una migliore senso di sazietà e benefici per il tratto intestinale; i cibi integrali hanno, inoltre, un basso indice glicemico.

 

Il giro della spesa rimane lo stesso, bisogna solo interessarsi a nuovi elementi, scegliere con cura gli ingredienti dei prodotti che si comprano. Si inizia a seguire una buona alimentazione già leggendo i componenti dei cibi e acquistando quelli più adatti alla dieta che, alla fine, non sarà proprio pane e burro, ma pane integrale con burro di noccioline, senza zuccheri aggiunti.

 

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