C’è una cosa che proprio non riesco a sopportare nel mondo della vela (e parlo solo di questo mondo perché è l’unico che conosco abbastanza bene da permettermi di giudicare): ogni volta che mi capita di lavorare con qualche organizzazione internazionale, francese, spagnola o inglese che sia, sembra quasi (ma togliamo pure il quasi) che noi italiani abbiamo innanzitutto bisogno di dimostrare, prima di qualunque altra cosa, di non essere dei cialtroni.

E parlo per esperienza personale, visto che con il lavoro che faccio mi capita ovviamente spesso di avere a che fare con classi veliche internazionali o team stranieri. E, credetemi, ogni volta è la stessa cosa. Sono io paranoico? No, sono loro stessi ad ammetterlo quando il rapporto di lavoro arriva, finalmente, alla pari: “Sai, quando mi hanno detto che la comunicazione sarebbe stata seguita da una società italiana, abbiamo avuto davvero molti dubbi…” Arrivando addirittura a consigliarmi nuove strategie: “Fossi in te, toglierei i siti di Sailing & Travel con il .it finale, lascia solo il .com, è meglio.

A quanto pare dunque, per i clienti internazionali che non mi conoscono personalmente o professionalmente, io non sono un professionista del settore vela come può esserlo un mio collega francese, spagnolo o inglese: io sono solo un rappresentante di una società italiana. Con tutto quello che ne deriva. Ma scusate: il Made in Italy, un tempo, non era considerato sinonimo di qualità? O questo è un discorso che vale solo per cibo, moda e donne, non applicabile alla professionalità delle persone?

È vero, l’Italia è (anche) il paese dei Berlusconi e degli Schettino, giusto per tirar fuori i primi due nomi che mi vengono in mente, ma non possono e non devono essere loro gli unici rappresentanti del nostro paese. Allora mi chiedo (e vi chiedo): perché nei circuiti internazionali un professionista straniero, sulla carta, deve valere 10mila volte tanto un italiano? Per quanto tempo ci porteremo dietro questo fardello? Cosa fare per cambiare questi pregiudizi? Ma soprattutto: e se avessero ragione loro?

E a voi, nel mondo della vela o in altri settori, sono mai capitate situazioni simili? Raccontemelo commentando il post!

 

 

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