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Questa mattina ho ricevuto l’ultima newsletter di B12-Tv, un bel progetto online realizzato da alcuni colleghi reporter. Un commiato in poche semplici, ma efficaci, righe scritte dal direttore Valerio Griffa:

Da domani, B12-tv non è più on line. Le ragioni della chiusura sono molte, legate a una situazione esterna non favorevole, dal punto di vista economico e culturale. Forse, in Italia, non è ancora giunto il momento dei giornali on line (se non per i grandi quotidiani), come succede in Paesi che hanno linee veloci (veramente veloci) e abitudini diverse (molto diverse). Tuttavia, anche nei Paesi più evoluti, il nodo centrale è quello del pagamento dei contenuti su internet da parte dei lettori, come dimostrano esempi eccellenti negli Stati Uniti. Fino a quando non ci sarà, nel web, un’evoluzione che porti a distinguere i contenuti in base alla qualità, ai costi per produrli e quindi al loro acquisto da parte dei fruitori, come si fa con altri prodotti, non si faranno passi avanti.

Eppure, è dal primo giorno di vita di Sailing & Travel, che non faccio che sentirmi dire le stesse cose: “Il futuro dell’editoria, è on-line. La tv tradizionale e la carta stampata, sono spacciate. Gli esempi da seguire? Newsweek, che da gennaio sarà solo in versione digitale, France Soir e Seattle Post che hanno già fatto il grande salto, e persino il londinese The Guardian, che sta pensando di abbandonare l’edizione su carta. E poi guarda i dati del 2012: nonostante un calo del comparto dell’8,4%, la pubblicità online è cresciuta del 12%, con il formato video cresciuto del 103%. Senza dimenticare YouTube, che ormai fa il produttore, e nei prossimi mesi sbarcherà in Europa con una sessantina di canali originali. Pensa, il business del video advertising negli USA realizza più revenue l’ora di tutti i canali televisivi via cavo.

Beh, meraviglioso, allora il web non è il futuro, è già il presente. E noi siamo sul pezzo: il nostro obiettivo è il marketing e l’advertising online, e vogliamo produrre un format pensato ad hoc per le web tv. Qualcosa di diverso, qualcosa che abbia le stesse qualità tecniche e di contenuti dei canali televisivi “tradizionali”, anzi meglio girando tutto in HD, ma offerto gratuitamente su una web tv. Perché qualità e web possono convivere alla perfezione, sia per la tv, sia per gli e-magazine, e L’Huffington Post, subito protagonista anche in Italia, ne è uno splendido esempio. E allora, mi son detto, proviamo a chiamare alcuni tra i migliori giornalisti di viaggio e vela in Italia, contattiamo cameraman e montatori abituati a lavorare solo con produzioni di alto livello, e partiamo. Gioia e giubilo, e via con le proposte ad aziende e società per tanti nuovi progetti.

Peccato che ci fossimo dimenticati di un piccolissimo dettaglio: l’I Factor, ossia il Fattore Italia. Quell’elemento imprescindibile del nostro paese, secondo cui tutto ciò che abbia a che fare in qualche modo con novità e futuro, sembra destinato a finire in un limbo mediatico e pubblicitario. Perché YouTube sbarcherà sì in Europa con una sessantina di canali originali, ma lo farà in Regno Unito, Germania e Francia. L’Italia non è pronta.
E le reazioni delle società italiane più o meno grandi a cui abbiamo proposto le nostre idee, sembrano integrarsi alla perfezione in questo scenario: “Bellissima idea, ci piace molto. Abbiamo solo una domanda: oltre al web, su che canali televisivi tradizionali andate? E, per quanto riguarda il magazine, esiste anche in versione cartacea, vero?“.

Ma come: cartacei e tv tradizionale erano morti e defunti. L’advertising dei video online ha raggiunto nel 2012 il +103%. E poi Newsweek, YouTube… Niente da fare, quando hai l’I Factor, non ci sono percentuali che tengano. Perché edicola e telecomando, non sembrano proprio volersi staccare da mani, vita e abitudini del nostro bel paese. Meglio allora investire tutto in canali tv di Sky e Digitale, molto più rasserenanti di quel mostro che è il web. E poco importa che alcuni di questi canali facciano lo 0,01% di share (senza esagerare).

Beh, in tutto questo B12-Tv non ce l’ha fatta, nonostante contenuti di qualità e le solide fondamenta poste da chi fa da una vita il mestiere del reporter. Evidentemente, lo 0,01% di share conta più di qualità e innovazione. È il grande potere dell’I Factor.

E allora, o si emigra all’estero, oppure non resta che stringere i denti, accendere il computer e continuare per la propria strada. Insomma, “io speriamo che me la cavo”.

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