yoga

Prima di tutto fermarsi e integrare i cambiamenti. Troppo spesso, per paura di sentire ci buttiamo a capofitto nella successiva esperienza, persona, lavoro, senza realmente fermarci un attimo e prendere tempo per capire fin dove siamo arrivati, e in quale posto vogliamo andare.

E quale posto migliore per fare ciò se non l’Ashram? E quindi eccomi di nuovo, per un tempo non molto definito, con il mio amato Ratu Bagus, il mio guru balinese.

 

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Ubud Market, Bali, Indonesia – Foto shutterstock.com

Entro ed esco dall’Ashram, per esplorare Ubud, posto in cui pensavo di vivere, perché  cuore dello yoga, del raw healthy food, dei kirtan, della danza alternativa dei 5 ritmi, danza estatica, delle cerimonie del cacao. Insomma, tutto ciò che amo.

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Eppure sento Ubud troppo frenetica, troppo piena, e soprattutto, probabilmente per il best seller “Mangia, Prega, Ama”, ci sono un’infinità di bellissime e giovani ragazze, in cerca (quasi ossessiva) del loro Felipe. Nulla di male, ma l’ambiente mi sembra troppo competitivo, non lo sento un posto in cui posso creare, crearmi, e trovare il mio di Felipe.

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Tegallalang rice Terraces, Ubud, Bali, Indonesia – Foto shutterstock.com

Nell’ashram conosco Katie, una ragazza Australiana. Katie è un artista, arrivata a Bali per completare i suoi studi come Arte Terapeuta. Quando non viaggia, Katie vive a Brisbane, e anche lei ha cambiato la sua vita, lasciando lavori da cameriera, per dedicarsi unicamente alla sua passione: l’arte. È subito amore tra noi.

Condivido con lei le mie incertezze su dove andare a vivere: Ubud non ha spazio, l’Europa è vecchia, la Thailandia passata, il Sud America non mi attrae. Katie sorride e mi risponde: Vieni in Australia. L’arte Terapia e lo yoga si combinano perfettamente, potremmo lavorare insieme. Perché no? Applico per il visto, e in meno di 24 ore vengo approvata. Ho un posto in cui andare.

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