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Le bateau volant, la barca volante, nasce in mare, ma poi vive a terra. Si tratta dell’ultima creazione, in termini di tempo, del poliedrico architetto Lucio Micheletti. Un’unità abitativa realizzata come una barca, anzi, proprio lo stampo di uno scafo, essenziale, ma completa, composta da pochi elementi: sei pali di sostegno in acciaio, due piattaforme in legno e un guscio in vetroresina. Per vivere, sospesi, sopra gli alberi.
L’idea del designer e artista milanese, entrato nel mondo della progettazione nautica circa sei anni fa: sono suoi gli interni dei nuovi Solaris, come il recente Solaris 50 vincitore del premio European Yacht of the Year 2016, e del Vismara Mills 56, nasce proprio dal mare. Ha utilizzato le esperienze che si acquisiscono progettando e costruendo barche a vela. Materiali, impianti e soluzioni tecniche derivano da questa esperienza, le unità saranno infatti costruite da Vismara, un cantiere navale. Riportarle in terra idealmente unisce i due ambienti: quello liquido e quello solido. L’immobile terra che ci genera e l’instabile mare che ci attrae.

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Sezione e pianta del primo piano de le bateau volant, a sinistra; vista laterale e pianta del piano rialzato con la zona notte, a destra.

La nascita del bateau volant

Spiega Micheletti: «Come architetto ho sempre cercato un valido motivo per iniziare un progetto. Una storia che mi permettesse di giustificare l’esistenza di un prodotto all’interno di un mondo come il nostro, ormai carico di comunicazione e di oggetti. Cerco sempre un punto di vista inedito per trovare nuove interpretazioni, e considerando il mio lavoro in campo nautico, Bateau Volant mi ha permesso di trovare un’idea intorno alla quale costruire una nuova storia. Ho sempre visto il design come ricerca, sperimentazione, semplificazione, invenzione e responsabilità verso le risorse e le persone. Penso che il design abbia un ruolo importante nella nostra vita perché la migliora e credo sia strettamente collegato alla cultura in cui nasce».

La genesi del progetto inizia con una condivisione di idee tra l’architetto e Adriano Ribera, fondatore di alberi&case: «ha una grande visone di come vivere gli spazi all’esterno e, parlando con lui di barche, ho voluto far vivere la natura alle persone galleggiandoci sopra», spiega.

Imparare dal mare a rallentare

Bateau Volant non desidera necessariamente avere una visione futuristica, ma vuole spostare le lancette del tempo in avanti in un nuovo equilibrio tra sviluppo e cambiamento. «Dobbiamo riconsiderare i ritmi in un mondo lento, più tradizionale, legato a una ritualità contrapponendolo al veloce ritmo quotidiano in cui siamo immersi», illustra il padre dell’iniziativa. Che entra poi nel dettaglio: «L’utilizzo della vetroresina come cover che ti avvolge è stata una scelta di leggerezza e di quasi naturale protezione dopo anni di studio nautico. Il vetro, altro materiale presente nel nostro progetto diventa un elemento di lettura. Ho sempre pensato che il vetro non solo apre verso l’esterno, ma riflette anche ciò che non notiamo: assorbe il mondo che lo circonda e ne condivide l’esistenza. Avere la possibilità di ridisegnare lo spazio abitativo con pareti trasparenti e parti in composito, bianche e curve che quasi ti abbracciano, vuol dire creare uno spazio in uno spazio.»

In sostanza, l’idea di creare un volume, non volume, quasi inconsistente, vuole far emergere il vivere quotidiano e la lettura con l’ambiente esterno, lavorando con lo spazio in un gioco voluto di rimandi architettonici. Uno spazio abitativo, minimale, trasparente, riflettente, dove tutto è a portata di mano e gli oggetti sembrano fluttuare nel vuoto. Un modo per unire mare e terra.

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L’impronta sulla terra

Da non trascurare anche il minimo impatto ambientale di queste realizzazioni che non prevedono estese fondamenta, ma solo le basi dei pali che le sostengono e di come la terra non risulti occupata dalla struttura stessa: la casa sospesa consente di avere uno spazio esterno vivibile anche sotto il pavimento. E se per qualsiasi motivo dovesse essere rimossa, dopo poche settimane dalla dimissione, sul terreno che la ospitava non rimangono tracce.

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