Artico

L’Oceano Artico reclama il suo giardino segreto. Grazie alla campagna SaveTheArtic promossa da Greenpeace, lo scorso 1 Dicembre, a Washington, è stato raggiunto uno storico accordo internazionale. L’obiettivo: proteggere da ogni attività di pesca commerciale circa 2,8 milioni di chilometri quadrati nel mezzo del Mar Glaciale Artico.

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L’accordo, che avrà effetti legali vincolanti, è stato sottoscritto da Russia, Stati Uniti, Cina, Giappone, Corea del Sud, Canada, Norvegia, Danimarca, Islanda e Unione Europea, e la sua ratifica verrà rinnovata ogni cinque anni, previa opposizione da parte di uno dei Paesi aderenti. Le acque internazionali che circondano il Polo Nord diventano un santuario protetto. Alla larga, dunque, dalla speculazione e dallo sfruttamento di compagnie petrolifere e pescherecci commerciali che hanno invaso uno dei paradisi in terra rimasti ancora intatti.

Tra riscaldamento globale e pesca selvaggia

Negli ultimi trent’anni l’Artico ha perso più di tre quarti del volume dei ghiacci, toccando il minimo storico nel 2012. I cambiamenti climatici accelerano lo scioglimento dei ghiacci che sorreggono, a loro volta, l’intero habitat marino. Più i ghiacci si assottigliano, maggiori sono le ripercussioni per le popolazioni locali e le specie animali. In particolare, il Mar Glaciale Artico centrale è stato oggetto di interesse da parte dell’industria della pesca, traendo profitto proprio da tale fenomeno. «Nonostante siano stati fatti passi da gigante per proteggere la parte centrale del Mar Glaciale Artico, alcuni Paesi che hanno sottoscritto l’accordo, come Stati Uniti, Russia e Norvegia, continuano a voler bloccare alcuni importanti progressi di cui si discute alle Nazioni Unite. Il processo delle Nazioni Unite ha un grande potenziale per riuscire a  salvaguardare tutti gli oceani» ha dichiarato Jon Burgwald, di Greenpeace Nordic.

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Peschereccio al tramonto – Foto shutterstock.com

Secondo una ricerca condotta da Greenpeace, durante il North Atlantic Seafood Forum, a Bergen, Norvegia, sono stati individuati dati e aree di attività di un numero sempre più crescente di pescherecci che operano a nord del Mare di Barents. Un’area “ecologicamente significativa”, secondo gli scienziati, in quanto sede di siti biologici importanti coperti dal ghiaccio marino durante la maggior parte dell’anno. Casa di uccelli marini, mammiferi marini la cui sopravvivenza dipende dai ghiacci e una biodiversità del fondale molto fragile.

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Tricheco, Mar Artico – Foto shutterstock.com

Il Frigorifero del mondo

Tre sono le compagnie di pesca su cui viene puntato il dito per le loro attività deregolamentate: la norvegese Havfisk ASA, la russa (ma con base a Hong Kong) Ocean Trawlers, e la Fishing Industry Union of the North. Tre compagnie che alimentano una rete di grossisti, rivenditori, ristoranti e aziende di surgelati in Europa, Stati Uniti, Canada e Asia. Secondo il Norwegian Institute of Marine Research, l’attività di pesca commerciale, ad oggi non completamente disciplinata, a un anno dagli accordi sul clima di Parigi, ha danneggiato circa il 50% della barriera corallina norvegese. Ma non solo. Molte specie di animali e mammiferi marini sarebbero in pericolo: l’orso polare, la volpe artica, ma anche trichechi, foche, balene e, il più importante di tutti, soprattutto per le popolazioni Inuit che abitano il Polo, il Narvalo. Un cetaceo ricco di vitamina C, fondamentale nella loro alimentazione.

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Ghiaccio galleggiante, Mar Artico – Foto shutterstock.com

L’Artico è soprannominato “il frigorifero del mondo” per il ruolo che ricopre nella regolazione del clima. Il ghiaccio riflette la luce. L’Oceano Artico la assorbe, contribuendo così ad aumentare il riscaldamento globale e a fondere i ghiacci (il cosiddetto permafrost). La fusione dei ghiacci causa il rilascio di metano, il famigerato gas che causa l’effetto serra, dando vita a un domino di gravi danni agli ecosistemi, all’agricoltura, e via dicendo. Un circolo vizioso che non siamo più in grado di sostenere, e che costa all’economia mondiale ben 60mila miliardi di dollari. Una catena da spezzare insieme, a partire da oggi.

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