Adidas nel 2016 metterà in commercio la prima scarpa prodotta interamente con rifiuti di plastica recuperati in mare e le reti da pesca illegali. Il prototipo era stato presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, la scorsa estate , quando il gigante sportivo aveva annunciato l’accordo con Parley for the Oceans, un gruppo multidisciplinare di «creatori, pensatori e leader», che vuole utilizzare nell’industria della moda i rifiuti e gli scarti plastici che stanno soffocando l’oceano, come già avevano annunciato con The Vortex Project.

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Riciclare deve essere fico, dicono quelli fichi

«A Parley for the Oceans, vogliamo che gli oceani siano considerati elementi fondamentali nel dibattito sui cambiamenti climatici», ha spiegato Cyrill Gutsch, fondatore di Parley for the Oceans. «Il nostro obiettivo è accelerare la consapevolezza generale e inspirare nuove collaborazioni che possano contribuire al progetto e salvaguardare gli oceani. Siamo estremamente orgogliosi che Adidas si sia unita alla nostra missione e che abbia messo la sua forza creativa a servizio di questa partnership per dimostrare che è possibile trasformare la plastica recuperata in mare in qualcosa di fico».

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72 chilometri di rete da pesca illegale

Il prototipo mostrato qualche mese fa è stato realizzato utilizzando i filamenti delle reti da pesca che la Sea Shepherd Conservation Society, un partner di Parley ha raccolto dopo aver impiegato 110 giorni a seguire una nave dedita alla pesca di frodo al largo dell’Africa occidentale. Le reti illegali recuperate in quell’occasione da dall’organizzazione creata da Paul Watson sono oltre 72 chilometri (l’impressionante quantità di materiale recuperato con un’unica operazione è visibile nella foto qui sopra e qui sotto).

 

Materiali da recuperare

I materiali usati per le scarpe da mettere in commercio saranno recuperati dalle reti da pesca e dalla plastica dei rifiuti spiaggiati, almeno fino a che la tecnologia non consentirà di recuperare i micro-frammenti di plastica e altri inquinanti più difficilmente catturabili dagli attuali sistemi, ma ugualmente dannosi per le loro piccole dimensioni. I piccoli elementi, possono essere scambiati per particelle di cibo, specialmente quando sono ricoperti di alghe, dalla fauna marina che così accumula quantità tossiche di plastica.

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Così parlò l’Adidas

Eric Liedtke, capo dei Global Brands di Adidas ha affermato: «Siamo incredibilmente emozionati di unirci a Parley for the Oceans. Adidas è sempre stata all’avanguardia nella sostenibilità, ma questa relazione ci permetterà di esplorare nuove aree e creare materiali innovativi e prodotti per i nostri atleti. E utilizziamo questa occasione per invitare ognuno a unirsi al nostro viaggio per pulire gli oceani».

 

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