egocentrismo

Non tutti in barca pesano uguale, ma non si tratta di massa fisica. Se si procede da prua a poppa, ci si accorge che nei vari membri dell’equipaggio la considerazione di sé tende ad aumentare, ma non in maniera lineare. Ha piuttosto un andamento ondivago dal pulpito fino alla postazione dell’altezza del tambuccio, per poi crescere in maniera esponenziale fino all’estremità posteriore del battello.

In altri termini: è massima nel prodiere, soprattutto perché è quello che in foto viene meglio, va in testa d’albero e può dire le parolacce al pozzetto se non rispetta i tempi in manovra; scende un po’ per il “due”, se il due è un reale aiuto prodiere, ma scende ancora di più se il due lavora solo all’albero: alla fine è uno che attaccandosi alle drizze fa lo stesso lavoro del campanaro, ma senza neanche emettere suoni (a parte i suoi grugniti di fatica) e poi, in effetti, aziona davvero la campana, anche se è solo quella del tangone.

L’ego stima ricresce, ma restando sotto il livello del prodiere, per il drizzista, perché lui è uno che lavora con la prua, sì, ma alla fine siede comunque in pozzetto. I tailer, hanno le scotte in mano quindi si sentono tanto importanti quanto la benzina per una F1, se poi sono in piedi e con la scotta dello spi in mano, ogni tanto possono anche emettere luce. I migliori di loro riescono a governare i grinder mentalmente senza dover urlare «Scotta!» oppure «Trim!!!», che in inglese fa sempre più fico, anche all’Interlaghi.

Stesso discorso per il randista che però si sente un po’ meglio, ché alla fine, diciamocelo, un pezzettino di timone in mano ce l’ha anche lui. Il timoniere, va be’, c’è bisogno di specificarlo?, lui è l’unico che vince le regate, gli altri a bordo, se va bene, cercano di fargliele perdere (se va male, ci riescono). Infine il tattico è quello che sta più a poppa di tutti, si guarda sempre intorno e in genere tiene in mano cose utili solo per pochi secondi (non c’è molta differenza tra il tattico e chi va a fare la pipì, soltanto che il secondo, nell’immediato, è più felice). Per alcuni soggetti particolarmente dotati in senso velico (o particolarmente sfortunati in senso umano) questa egoconsiderazione può assumere le sembianze dell’onnipotenza.

Qualcuno, dopo aver vinto regate con barche impossibili, si è convinto di riuscire realmente a compiere miracoli. Il bagno in porto a fine campionato vinto, è in realtà un test per vedere se qualcuno ha imparato a camminare sulle acque.

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