sicurezza

È scientificamente provato che sei velisti su otto vanno in monoscafo, ma tre velisti su due odiano i cambiamenti radicali. Così come è dimostrato che ai velisti i multiscafi piacciono poco (in genere chi va in monoscafo considera chi va in cat poco di più che un windsurfista evoluto). Li accettano un po’ se sono classe olimpica, un po’ di più se vanno in oceano. Li considerano inconcepibili per fare la Coppa America.

E purtroppo, a dare loro ragione, ogni edizione in cui sono stati coinvolti i multiscafi ha avuto poco appeal. Nelle due volte scorse (1988 e 2010) la colpa era attribuita all’assenza di regata in ogni senso. I litigi legali avevano eliminato ogni aspetto di sportività, le barche erano nate da deliri psico-onanistici di armatori più amanti del loro ego che dello sport, e le differenze di prestazioni rendevano inutili le prove in mare. Oggi parrebbe la stessa cosa, parrebbe.

In realtà è cambiato molto. Intanto queste barche a chi vela non la fa piacciono e molto. Piacevano gli AC45 piacciono ancora di più i 72. Sono incredibili, volano non navigano, ma assomigliano a un catamarano normale, diciamo uno come il Nacra 17, la classe olimpica, molto di più di quanto una macchina da Formula 1 assomigli a una 500 Abarth da campionato monomarca. E non sono proprio tutti quelli che parlano di Coppa a paragonarla sempre alla Formula 1? Eccola, la Formula 1, finalmente ce l’hai. Tu che guidi tutti i giorni, prova a fare un giro su una monoposto, poi mi dici se è la stessa cosa.

Aspetto sicurezza

Ogni novità ci porta in una zona grigia in cui ci si raccapezza solo dopo le prime capocciate date agli spigoli non visti. Massimo rispetto per il povero Andrew Simpson, ma lo sport è andato sempre a braccetto con l’estremo passaggio. Non dico che ciò sia giusto, ma è così. Sui primi J Class, tanto per rimanere in ambito velico, impararono a mettere un retriver, una sicura, un freno, chiamatelo come volete, al prodiere che andava in testa d’albero solo dopo che ce n’erano morti un paio, schiantati lassù in cima.

Gli alberi erano così alti che durante la salita dell’uomo a riva, a un certo punto il peso della drizza dentro l’albero era superiore a quello dell’uomo e della drizza che lo portava su, quindi il disgraziato cominciava ad accelerare senza possibilità di fermarlo. Oggi, però, i J Class sono ancora tra le barche più ammirate. I pionieri compiono sempre un lavoro rischioso: hanno l’onore di poterlo fare e, fino a prova contraria, nessuno è obbligato a vivere facendo il velista in Coppa. Rimane, per chi progetta barche e regolamenti, l’obbligo di ridurre i rischi, questo sì.

Si dice che non ci sia tattica

In questa America’s Cup non serviva: le prestazioni tra le tre barche sono talmente differenti che per quello veloce basta partire e poi mettersi a coprire l’avversario e incrementare il distacco. Se le barche avessero prestazioni più simili (nel prossimo post ci arriviamo) la tattica servirebbe eccome. Anche quando i 49er furono scelti come classe olimpica si diceva che l’eccessiva velocità rendeva inutile la tattica. E in effetti nelle prime prove gli equipaggi erano più impegnati a domare la bestia che a cesellare il campo di regata: mezza flotta andava a destra e l’altra mezza a sinistra e speriamo bene. Provate ora a regatare con qualsiasi barca veloce e basarvi solo sulla conduzione del mezzo senza pensare alla tattica e vediamo come arrivate in classifica.

Regate noiose, nessun incrocio

Problema connesso alla differenza di prestazioni. Quando una barca va più forte e gli equipaggi sono, nella migliore delle ipotesi, equivalenti, la barca che va più forte parte avanti nel 90 per cento dei casi e vince il 99 per cento delle volte, a meno che non intervenga qualche accidente come una rottura. Il danno è l’equivalente del deus ex machina del teatro classico, la divinità che è calata in scena dalla gru e ribalta la situazione. Non è detto che arrivi, ma può sempre farlo. E se non ti piace questo escamotage devi scegliere un autore che non ne faccia uso, ma lo sport non è uno di questi.

Leggi la seconda parte: costi e prestazioni

Commenti

CONDIVIDI