manie

Pochi o tanti che siano, riguardo ai propri simili i velisti hanno due istinti: raggrupparsi quando son lontani e separarsi appena si avvicinano. Ma non è cattiveria, sono piuttosto affinità e differenze, attitudini e idiosincrasie a generare gli insiemi.

Nel mare magnum di chi va a vela si notano così due arcipelaghi: i regatanti e i croceristi. I primi li abbiamo analizzati già abbastanza, adesso, per scoprire che non basta dire crocierista, è ora di navigare tra la popolazione che prende in considerazione le boe solo per ormeggiarsi e l’unico comitato che conosce non è quello di regata, ma quello di accoglienza. Ecco il primo sottogruppo, raccolto con il denominatore comune del: Rapporto con le vele.

Esco a fare due bordi

Tra chi va per mare, i velisti (includendo in questo caso anche kiter e windsurfer) sono gli unici a poter passare una giornata zizagando qua e là davanti al porto o lungo la spiaggia senza andare da nessuna parte e poi tornare a casa felici. Qualcuno di voi ha mai visto un motoscafista fare lo stesso? Poso aggiungere, per fortuna? Ops, scusate, dimenticavo le moto d’acqua…

La vela innanzi tutto

Crocierista pericolosissimo, quando la legge gli consente di spegnere il motore, vale a dire appena ha messo il pulpito fuori dall’imboccatura del porto, «ché se fosse per me manco si userebbe». Per lui è come se in sala macchine ci fosse un mulino… una betoniera… un erpice a dischi… il Dolceforno Harbert… insomma, niente di realmente utile in barca. Quando si è in mare si va a vela. E se non c’è aria?… «Ma dai, in mare si trova sempre un po’ d’aria». Esemplari di questa specie sono stati visti passare un’intera settimana davanti a Strombolicchio, fermi come dipinti. La maggior parte è sopravvissuta cibandosi di mini torte. Preparate con il Dolceforno Harbert.

Mattina randa, pomeriggio genoa

Charterista (autodefinitosi) evoluto: la mattina, con poca aria si va a motore verso la solita caletta dove fare il bagno con la randa issata: anche se non c’è vento, stabilizza la barca e fa un po’ d’ombra. Il pomeriggio, quando è ora di tornare ed è gagliarda la brezza termica, la randa rimane ammainata, ma si srotola il genoa, che tanto in porto si torna sempre al lasco. Alcuni rappresentanti di questa tipologia non hanno mai visto le spiagge sottovento al proprio porto perché non se la sentono di affrontare la bolina serale.

Le vele?!… e a che servono!?!?

Questo gruppo ha in realtà tre sottinsiemi: uno è quello degli utilizzatori di motorsailer vecchia concezione (navigavano a vela solo tra i 20 e i 28 nodi d’aria, sotto non ce n’era abbastanza, sopra si facevano i danni all’attrezzatura); il secondo è quello di chi fa trasferimenti, specialmente di barche da regata (il manuale del perfetto trasferitore recita: “Una volta usciti dal porto di partenza mettete la prua sul porto di arrivo; attivate l’autopilota e tenete il motore a 2500 giri, fissi. Se tra voi e il porto di arrivo ci sono ostacoli, prevedete dei waypoint per aggirarli“. Fine del manuale: non parla di vele da issare, chiuso l’argomento); il terzo e ultimo gruppo è quello di chi non issa le vele perché non saprebbe come utilizzarle: «che poi sbattono e fanno un sacco di casino!». Scusa, ma hai scelto di noleggiare una barca a vela… «sì, ma perché: hai idea di quanto costa e quanto consuma un motoscafo?!?!?».

Leggi le altre puntate:

Il velista da crociera – Parte 2: il rapporto con la navigazione

Il velista da crociera – Parte 3: il rapporto con gli ancoraggi

 

Commenti

CONDIVIDI