Se sei un navigatore, nove volte su 10 odi i tuoi simili. Che tu sia un velista da villaggio turistico o un professionista da Volvo Ocean Race. Ecco la scala dell’astio. E tu, dove ti metti?

Non sono stati rilasciati studi ufficiali a riguardo, ma l’esperienza quotidiana sopperisce alla mancanza. Parlando con la gente che va (o è andata) per mare ci si accorge di quanto poco sia fraterno l’umano che naviga nei confronti del suo simile. Quello che è successo con il post su All Is Lost è solo uno dei momenti in cui il velista si scaglia contro il velista. Esempi più quotidiani? Andate su una banchina dove qualcuno sta provando a entrare nel proprio posto senza riuscirci troppo bene oppure quando ci sono problemi con una barca ormeggiata e ascoltate quello che dicono gli astanti. Tante critiche e pochi interventi diretti.

Tuttavia l’astio che si prova non è uguale per tutti, ma rispecchia la preparazione individuale. Ecco qui, quindi, l’Astiometro. Ovvero quello strumento che misura quanto uno è maldisposto e mal tollerante nei confronti degli altri navigatori.

Primo gruppo, quello degli avventizi, i meno pericolosi e più tolleranti, solo perché non sono ancora del tutto convinti di essere velisti, per lo meno fino alla penultima posizione. Va da sé che ogni gradino raggiunto rende criticabile in ogni modo chi occupa il livello inferiore.

Gli Avventizi:

1. Passeggero di amico a zonzo: non si azzarda a commentare niente. Quando è tornato a terra guarda chi non ha mai veleggiato in maniera un po’ differente e infastidita;

2. Passeggero di amico in trasferimento: arrivato in porto e poi una volta a casa si lascia andare a commenti sulla vela in generale (in genere è: lo sapevo, è troppo lenta ‘sta cosa, però si diventa marinai);

3. Passeggero di amico in regata: durante le regate di Coppa America inveisce contro chi dice la sua senza essere mai stato un regatante come invece è lui;

4. Uscita a vela in villaggio turistico: l’aver saltato una lezione di zumba a favore di una veleggiata «con un ventooo…il catamarano stava tutto su uno scafo solo, vedessi!», lo rende pericoloso perché pensa di essere in grado di affrontare qualsiasi situazione. Critica specialmente dalla sua sdraio sulla spiaggia;

5. Scuola di vela in villaggio turistico: come sopra, ma il fatto di avere tenuto un timone in mano lo rende intollerante anche nei confronti dei ragazzini della scuola vela;

6. Scuola di vela su singolo in villaggio turistico con vittoria regata finale e accoppiamento con turista straniera dopo il karaoke della sera. Lui ormai è un velista fatto e finito, quindi o gli dimostri di essere Russel Coutts o sennò ha ragione lui;

7. Fuoriuscito di Caprera: l’essere stato sottoposto a privazioni mentre imparava ad andare in barca gli dà diritto, secondo lui, di saperne di più. E se ne sa uguale la sua parola vale comunque di più perché «un po’ di disciplina farebbe bene anche a voi».

Da questo momento in poi si entra nell’ambito del diporto competente e poi del professionismo. Ma questi gruppi li vedremo nelle prossime puntate…

Leggi tutti i capitoli dell’astiometro del velista:

Parte due: il turistico

Parte tre: l’agonistico

 

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